Il futuro secondo Amazon nella serie tv “Upload”

Nonostante le premesse un po’ abusate, finalmente un prodotto seriale che riesce ad affrontare l’immaginario distopico con leggerezza e ironia.

Dal presente di “The Office”…

Nello scenario di sostanziale immobilità che ha contraddistinto il periodo di lockdown, alcuni prodotti audiovisivi sono riusciti ad allietare la nostra attesa di libertà. Tra questi vi è Upload, una serie tv spuntata a maggio nel catalogo di Amazon Prime Video.

Si tratta dell’ultimo parto creativo dello sceneggiatore statunitense Greg Daniels, già vincitore di quattro Emmy per Saturday Night Live, The Simpsons e quel gioiello d’ironia politically incorrect che è The Office, creato insieme a Ricky Gervais e Stephen Merchant. La serie comedy di NBC sui nonsense della vita d’ufficio ha ormai quindici anni di vita, eppure con la pandemia è tornata fortemente d’attualità. Forse perché tutti abbiamo dovuto imparare a fare passare giornate lunghe e noiose.

The Office racconta le vicende quotidiane di un gruppo di colleghi costretti a sopportare le azioni inappropriate del loro boss, Michael Scott, a cui presta il proprio volto di gomma Steve Carell. La satira viene utilizzata per esporre comportamenti discutibili e offrire un messaggio all’insegna dell’inclusione, spesso rischiando d’inciampare in impasse razziste, omofobe ed in genere discriminatorie. Un tipo di umorismo che ha reso la serie una delle più premiate e apprezzate negli States, mentre in Italia, dopo la prima stagione trasmessa in prima serata su Fox, è stata spostata a mezzanotte su Sky Uno senza promozione e interrotta nel mezzo della terza stagione. Dal 2012 ha ritrovato una certa visibilità sul canale digitale terrestre a pagamento Joi e, infine, dal 2018 una seconda giovinezza sul servizio streaming Prime Video.

…Al futuro di “Upload”

La vena ironica di The Office non è poi così lontana da quella scelta per Upload, uno degli ultimi prodotti targato Amazon Original. Nel 2033 le persone in punto di morte hanno la possibilità di caricare, appunto uploadare, la propria coscienza in una lussuosa realtà ultraterrena digitale, Lakeview, una sorta di estensione della vita terrena ispirata graficamente agli hotel vittoriani degli Stati Uniti e del Canada.

In questo aldilà virtuale ricco di tutti i comfort, viste spettacolari e attività salutari in perfetto stile americano, si ritrova Nathan Brown (Robbie Amell), programmatore ventisettenne un po’ festaiolo, deceduto prematuramente in un incidente d’auto. Ad aiutarlo ad ambientarsi il suo Angelo custode, Nora (Andy Allo), una dei tanti addetti al costumer care di coloro caricati nel paradiso digitale. Mentre Nathan socializza con i nuovi amici virtuali e scopre i segreti di Lakeview, Nora, armata di tavoletta grafica e auricolare, intravede qualcosa di sospetto nel modo in cui il ragazzo è morto e nella vita reale cerca di far luce sul mistero. Tra i due nasce una bella amicizia che diventa presto una solida intesa.

In Upload tutti (o quasi) possono scegliere in quale aldilà essere caricati sulla base di diversi fattori. Quello principale è naturalmente il fattore economico: ci si fa caricare nel paradiso che ci si può permettere. Dunque, anche nell’aldilà ci sono disparità interne. Chi ha più possibilità economiche gode di un piano illimitato e contatti liberi con gli affetti rimasti in vita. Chi ne ha meno si ritrova confinato nel piano riservato a chi può permettersi solo 2 GB di traffico. Esiste un paradiso di Facebook, uno di Instagram, uno di National Geographic, persino un paradiso Disney: tutti pensati in base ai gusti che gli utenti avevano in vita. Insomma, una serie di aldilà ben lontani dal nostro immaginario, con tratti spietati che mimano le disuguaglianze della vita terrena. Una riflessione non certo inedita ma qui declinata in maniera leggera ed efficace.

"Upload", dir. Greg Daniels, prod. Prime Video - Frame dal film
“Upload”, dir. Greg Daniels, prod. Prime Video – Frame dal film

Contenuti distopici in salsa comedy

Complessivamente Upload è una comedy fantascientifica ben confezionata che promette intrattenimento, un pizzico di mistero e una buona dose di romanticismo. Ma ecco il dilemma che in generale sembra coinvolgere la proposta seriale delle odierne piattaforme digitali: meglio un contenuto interessante o una forma accattivante? In questo caso l’estetica, il ritmo e la sfumatura un po’ scanzonata e autoironica rendono l’intero prodotto certamente appetibile. Il presente viene descritto in termini assolutamente negativi, tra piattaforme digitali che offrono un’illusione di eternità scadente e internet company dall’assetto piramidale fantozziano, in un mondo dominato dalla tecnologia.

Amazon sembra aver estrapolato alcune tematiche ontologiche che interessano la vita di tutti noi e che sono già state affrontate nel filone piuttosto praticato del rapporto tra vita reale e realtà virtuale (in primis Black Mirror, che sull’eternità digitale ha prodotto un episodio con premesse quasi identiche dai toni 80’s, San Junipero). Vengono messe sul piatto interessanti considerazioni sulla libertà di scelta personale, sul concetto di lutto e distacco, sull’amore reale e virtuale

Ma gli spunti stimolanti, anche se trattati con i giusti toni e una piacevole ironia, sembrano depotenziati dalle battute sarcastiche, dalla recitazione ammiccante, da un’indagine a tratti improvvisata che si risolve con un certo frettoloso affanno nel far confluire tutti gli elementi chiave della trama verso il climax finale.

In tutti gli episodi si alternano humour, satira un po’ scontata, riflessioni più serie, romanticismo ed elementi thriller. La mano di Greg Daniels, in questo senso, si percepisce molto chiaramente. L’equilibrio tra le parti della trama e nei toni si riscontra anche nella scrittura dei personaggi ben delineati, a metà fra tipi umani sopra le righe e figure credibili e realistiche. Gli elementi già visti e praticati vengono sfruttati creando una serie strategicamente adatta per il tipo di fruizione, prestandosi al binge watching sia per l’andamento della storia che per la durata dei singoli episodi.

"Upload", Amazon Prime Video: esempio di avatar
“Upload”, dir. Greg Daniels, prod. Prime Video – Frame dal film

“Upload” e il concept di Greg Daniels

Greg Daniels afferma che la tecnologia ha cambiato il mondo e come lo viviamo. Chiedendosi quale potesse essere la digitalizzazione più estrema, un giorno ha visto i figli alle prese con un videogioco dove il loro avatar esisteva in un mondo fittizio e doveva chiedere ai genitori i soldi per gli acquisti virtuali. A quel punto si è reso conto del potenziale comico e ha preso forma l’idea della serie.

In fondo nel panorama di serie tv che ci mettono in guardia dalla tecnologia e dal futuro che stiamo imboccando, attraverso la paura, Upload intende fare lo stesso attraverso la comicità, sdrammatizzando le tante minacce del presente. Quello creato da Daniels è un mondo che fa ridere ma anche pensare. Anche a detta degli interpreti principali, lo sceneggiatore è sempre aperto alla collaborazione e non si impunta su quello che ha scritto. Il tono dello show può cambiare in qualsiasi momento e passare da un aspetto serio alla stramberia pura.

Uno dei temi più importanti riguarda l’elemento spirituale. Lakeview può essere considerato una versione futuristica del Paradiso? L’esito di un’ispirazione della scienza per creare una soluzione che salverà tutti? Alcuni personaggi, come il padre di Nora, conservano una fede che li spinge a non voler fare l’upload. Lei lavora in Horizen, la multinazionale che gestisce i caricamenti, per potersene permettere uno per lui, che invece non ne vuole sapere perché sua moglie, già scomparsa prima della svolta tecnologica, non sarebbe presente. Upload non è propriamente una serie accademica ma sicuramente ispira domande interessanti.

Un catalogo Amazon in formato seriale

Vi sono alcuni dettagli avveniristici che emergono in tutti gli episodi, poco importa se nel mondo reale o in quello virtuale. Sono attività e prodotti basati su elementi che fanno già parte del nostro presente e che appaiono molto più credibili e vicini che utopistici.

  • Servizi di bike sharing automatizzati,
  • Controlli della polizia tramite droni,
  • Frigoriferi touchscreen con possibilità di scorrere varie tipologie di alimenti,
  • Controller per cambiare stagione,
  • Videochiamate che compaiono aprendo il palmo della mano,
  • Stampanti 3D per il cibo,
  • Sistemi contraccettivi applicabili sul petto e con attivazione vocale,
  • Pet therapy in cui il cane svolge il ruolo di psicologo,
  • Una tuta per riprodurre il contatto fisico tra uploadati e viventi,
  • Un salone di bellezza dove si possono rivedere i propri ricordi in modo dettagliato e molto altro.

Vi è poi un sistema di valutazione da una a cinque stelle che coinvolge un po’ tutto e diventa misurazione di gradimento, approvazione o rifiuto istantaneo. Dalle avventure usa e getta di un’ora reperite tramite app di incontri alle prestazioni di assistenza portate a termine dal proprio Angelo in Lakeview. Oltre alla carriera lavorativa, la vita stessa diventa misurabile costantemente e in ogni aspetto privato. 

Il futuro secondo Amazon in "Upload": sistema di valutazione da 1 a 5 stelle
“Upload”, dir. Greg Daniels, prod. Prime Video – Frame dal film

Non vi ricorda la modalità di recensire ogni prodotto  della più redditizia azienda di commercio elettronico? A confermare il sospetto una scena nel secondo episodio, in cui la manager di Nora raccoglie una valanga di pacchi consegnati nella sede di Horizen. Ecco che sulle familiari scatole piatte e rettangolari campeggia l’inconfondibile “freccia-sorriso” che costituisce il logo della società guidata da Jeff Bezos

In questo senso i produttori di Amazon Prime potrebbero aver mediato con Greg Daniels per caricare in Upload una certa filosofia aziendale e dunque comunicativa. Anche questo è marketing, forse in una forma così innovativa e implicita che ancora sfugge all’evidenza.  

Pensare che in futuro Amazon potrebbe ideare, organizzare e gestire la nostra permanenza ultraterrena e digitale rende tutto più avvincente.

Davide Lucatello
Digital media specialist | Cinema, audiovisual and art history researcher

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