Il nuovo EP della cantautrice milanese Leanò, tra gioco e introspezione

Fuori dal 6 luglio 2020 per Sunbeat Music l'EP di debutto di Leanò, una delle voci più interessanti dell'underground milanese che, dopo il suo ultimo singolo Alba (singolo suggestivo che nasce dopo una gita in barca non programmata), torna con il suo primo disco dal titolo Tempio.

A metà strada tra gioco e introspezione, la musica di Leanò (all’anagrafe Eleonora Pisati) lascia spazio ai colori che la fusione tra metropoli e campagna riescono a suscitare. Le ​origini cilentane​ della cantautrice milanese, hanno influenzato la sua scrittura che si articola attraverso sonorità indie pop e che unisce melodie di impronta ​tradizional-popolare​ ad una ricerca sonora più sperimentale​. 

La musica di Leanò è ​ispirata dal legame che ha con la natura​, con cui l’artista ha un rapporto di condivisione, sintonia e rispetto. I temi delle sue canzoni vengono affrontati attraverso un linguaggio semplice e onirico, che riflette una lettura candida, curiosa e attenta sia del mondo che la circonda sia del proprio mondo interiore.

Leanò inizia ad esibirsi nei locali della scena milanese e dell’hinterland, aprendo i live di diversi cantautori dell’ambiente (Alessio Bondì, Gnut,  Carmelo Pipitone). A luglio 2019 viene selezionata tra i finalisti del ​Premio Bindi​. Nell’estate 2019 porta la sua musica in giro per l’Italia in occasione del  suo primo tour. Il 20 aprile 2018 esce il suo primo singolo ​Sabbia nelle tasche. Il 21 maggio 2019 viene distribuito dall’etichetta Sunbeat Music il brano Notte. Entrambi i singoli sono estratti dall’album di esordio ​Tempio​ di cui è prevista l’uscita nel 2020.

Quando hai iniziato a fare musica e perchè?

Ho iniziato da piccola a suonare la chitarra per un’esigenza espressiva, ma anche per gioco. Mi piaceva sfidare me stessa nell’imparare canzoni che cantavano i bambini più grandi. Per quanto riguarda il canto all’inizio – forse per timidezza – non mi piaceva, ma giocando avevo iniziato a scrivere canzoni e a cantarle, quindi è stato un processo abbastanza istintivo. 

In che modo le tue origini cilentane hanno influenzato la tua musica?

Un po’ come le favole che ci raccontano da piccoli ci aiutano a costruire i nostri valori, le canzoni, le storie e in generale l’approccio alla musica che ho imparato dai miei nonni entrano in qualche modo in quello che scrivo oggi (quasi come un eco). 

Di cosa parlano principalmente i tuoi testi? Sei autobiografica o la tua fonte d’ispirazione la trovi altrove?

Sono principalmente autobiografica, perché uso le canzoni per scavarmi dentro. A volte mi aiuto in questo processo prendendo qualcosa dai sogni che faccio e usando metafore del mondo naturale: penso che riescano a descrivere meglio quello che sento. 

Tempio è il tuo album di esordio: raccontaci qualcosa di più. 

Tempio racchiude le canzoni che descrivono il rapporto che ho con me stessa, con la natura e con la vita in generale. Dentro ci sono serate finite all’alba su una barca con degli amici, la ricerca di me stessa, la nostalgia che mi prende quando torno a Milano e – cliché – fine di relazioni. Il tutto è impregnato da elementi naturali che mi colpiscono e che uso per capire come mi sento mettendolo in suoni e parole. 

Qual è l’artista femminile che ammiri maggiormente in ambito italiano o internazionale e perchè?

In ambito italiano sicuramente La Rappresentante di Lista. La voce di Veronica è unica per il timbro e l’espressività, i testi sono autentici e la musica anche se complessa, arriva in modo diretto, semplice. 

Cosa ne pensi dei talent?

Che sono un buon modo per avere visibilità velocemente, ma che probabilmente poi lo sarà anche la “discesa”. Forse preferisco creare delle fondamenta più salde, ma sono scelte e mi rendo conto che non per tutti è così. 

A causa delle misure anti-contagio, che attualmente perdurano seppur in forma più blanda, il mondo dello spettacolo sta attraversando un periodo non semplice. Ti senti sufficientemente tutelata come artista o c’è ancora molto da fare in questi termini? 

Questa emergenza ha tirato fuori dei problemi che già c’erano, sicuramente a livello istituzionale la tutela delle lavoratrici e lavoratori del mondo dello spettacolo non è stata sufficiente, e le misure prese non hanno considerato il settore nella sua complessità. 

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