Troupe in trip: seguendo la troupe del film “Sacro Moderno” – Prima Parte

Troupe in Trip è la nuova rubrica di Ulai che svela il dietro le quinte del cinema indipendente italiano, con interviste e contenuti inediti.

Lontano dai riflettori, una miriade di piccole produzioni sta cercando di ricominciare. Abbiamo deciso di dar voce a chi sta dietro la cinepresa, seguendo una piccola troupe indipendente nella realizzazione di un film documentario, tra speranze, difficoltà e tanta determinazione.

Lorenzo Pallotta è un giovane regista abruzzese nato nel 1992. Frequenta il SAE Institute di Milano e inizia a lavorare per produzioni cinematografiche sia legate all’università che indipendenti. Lavora alla realizzazione di documentari, spot, videoclip, cortometraggi e web series. Collabora con la casa di produzione Fedra Film e Fedra Hub. Nel 2017 fonda Limbo Film. Il suo cortometraggio Luis (2019) è stato selezionato al Brest European Short Film Festival, al Figari Film Fest, all’Olbia Film Network, al Festival Visioni Italiane (Cineteca di Bologna). In questo periodo si sta dedicando ad un nuovo film documentario, Sacro Moderno.

A Roma ho conosciuto il lavoro di Lorenzo Pallotta e quello della sua casa di produzione, la Limbo Film: La vita dei detenuti a San Vittore in Balma (2015), il conflitto tra madre e figlio in Inumanamente (2016), la ricerca della libertà di un adolescente in Ossa (2017), il rapporto tra due fratelli in Luis (2018), la fuga dalla tecnologia di quattro giovani donne nella periferia di Malaga in Las Hadas (2019).

Sacro moderno: backstage riprese

Guardando i cortometraggi che hai realizzato si evince una visione di cinema coerente e ben precisa. Ce la vuoi descrivere?

Credo sia difficile avere una visione chiara di cinema, non tanto per una questione di età quanto per una questione di cambiamento continuo della propria visione, che è data anche dall’esperienza e dal confronto che si ha, lavoro dopo lavoro, con sé stessi. Di base per me è una ricerca continua. Una parte è il carattere della persona che entra inevitabilmente nel mio modo personale di fare cinema. Quindi più che una visione di cinema è una visione del mondo. Data dall’esperienza che uno ha vissuto, da quello che secondo me dovrebbe essere un regista o autore. In Italia il regista non è solamente colui che si mette dietro la telecamera ma è anche quello che scrive e, in un modo o nell’altro, ha l’ideazione a 360 gradi del proprio film e della propria visione di cinema. In America è già differente.

Credo che il nostro approccio culturale italiano sia quello di partire da cose semplici, dalla strada, dall’osservazione delle persone, cercando di sottolineare l’aspetto umano. Credo che sia questa la mia visione di cinema, che va un po’ a toccare l’intimità dei personaggi, che spesso non sono scritti su carta ma si scrivono con la conoscenza della persona che hai davanti.

Nello specifico, lavorando sempre con persone conosciute veramente andando in giro, alla ricerca di un profilo che secondo me poteva essere interessante o una storia che era necessario raccontare. Partendo da quello all’inizio la scrittura è qualcosa di non estremamente necessario. Si va a costruire insieme alla persona che ho davanti, che diventa poi un personaggio, ma è la sua storia di vita che diventa la centralità. Io posso avere un’idea di una storia che va da A a B a C ma poi è lo stesso personaggio che un pochino mi indirizza, in base alla sue caratteristiche, alla sua visione del mondo. Questo mi spinge a modificare la storia, a scriverla e cucirla sulle sue spalle. Credo che questo approccio non sia unico.

Il cinema in Italia ha avuto una grossa potenza nel periodo del Neorealismo, con una visione che partiva da qualcosa di estremamente realistico e familiare, da visi e figure che venivano dalla strada. Quello è il mondo che mi ha sempre colpito, interessato e che nel 2020 cerco di raccontare. Negli ultimi vent’anni lo sviluppo tecnologico ha modificato il mondo, il modo di pensare, di muoversi e agire. È cambiata totalmente la visione e l’approccio al cinema. Il cinema stesso è diventato altro ed è molto difficile stare al passo coi tempi.

Sacro moderno: direttore della fotografia

Quali sono gli autori che più ti hanno ispirato nella tua ricerca?

Come dicevo mi interessa sicuramente una ricerca che parte dai volti umani, da storie di vita reali. In genere lavoro prima sul corpo, sull’attore. La storia, la narrazione arriva dopo. Direi che ho un approccio documentaristico anche nella finzione e in questo senso molte cose avvengono direttamente sul set, non sono pianificate. Autori per me fondamentali sono sicuramente Matteo Garrone, Pietro Marcello, Leonardo Di Costanzo, Michelangelo Frammartino, Roberto Minervini.

La crisi post Covid ha colpito tutto il settore dello spettacolo. Come la sta affrontando il cinema indipendente?

Il cinema indipendente è quello che sicuramente ha avuto più problematiche, innanzi tutto per il budget. Le produzioni indipendenti low budget partono sempre con delle mancanze. Può sembrare più semplice, con più libertà di muoversi, ma in una situazione come quella del Covid la libertà è relativa. È relativa nei movimenti, nell’acquisizione di permessi, nel distanziamento sociale che nel nostro settore sostanzialmente è impossibile. Per quanto uno si possa impegnare seguendo un protocollo specifico, a un certo punto il fonico dovrà sempre, in un modo o nell’altro, essere a contatto diretto con l’attore. Così come l’attore dovrà essere a contatto diretto con un altro attore, se c’è ovviamente un discorso di contatto. Come anche tra l’assistente e il direttore della fotografia o l’operatore di macchina. Il regista dipende poi di che tipologia è e in che situazioni si ritrova a girare.

La produzione di Sacro Moderno

Ciack si gira!

Direttamente dal Taormina Film Fest, dove è assistente del direttore artistico, ci regala il proprio tempo anche Andrea Rosasco, produttore esecutivo all’interno del progetto Sacro Moderno.

Andrea Rosasco, nato a Trieste nel 1993, si laurea al DAMS e si iscrive al corso di produzione presso il Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma. Da sempre è attratto dall’aspetto industriale che muove la macchina del cinema. Collabora a diversi progetti cinematografici, sia italiani che internazionali: come assistente alla regia nel film italo-australiano The Space Between (2016) di Ruth Borgobello, assistente di produzione nel film Isabelle (2018) di Mirko Locatelli, assistente casting nella serie tv Rai Fiction Volevo fare la rockstar (2019) di Matteo Oleotto. Spera un giorno di fondare la propria casa di produzione per produrre film di genere in Italia.

Ciao Andrea, come è andata per “Sacro Moderno” sul fronte produttivo?

Mettere su l’impianto produttivo di questo film non è stato semplice perché comunque le risorse erano molto limitate e al momento la Limbo Film è un’associazione culturale, quindi non ha la possibilità di accedere alla maggior parte dei bandi. Abbiamo dovuto appoggiarci ad una casa di produzione abruzzese, la Peperonitto, che, grazie ad una compartecipazione a una percentuale delle quote del film, ha affittato l’attrezzatura ad un costo minore.

Anche la nostra troupe ci ha dato una mano in questo senso, aspettando che ci fosse un ritorno economico. Dal punto di vista produttivo non è semplice essere in pochi. In un documentario sarebbe comodo avere sempre i protagonisti a portata di mano. Invece il fatto che non si ha un set e l’ambientazione non è a Roma mi costringe a rivederli una volta ogni 2-3 mesi, rendendo difficile la creazione di un legame.

A che punto della lavorazione siete adesso?

Con il film ancora in lavorazione stiamo cercando altre case di produzione che ci appoggino e poi cercheremo di portare il film ai distributori, che ci aiutino a fargli fare un percorso festivaliero. In Italia se sei una piccola realtà con un piccolo progetto è davvero difficile.

Secondo me la cosa interessante di Sacro Moderno, nato dalla volontà del regista, è la storia di per sé. Si vuole raccontare una storia di formazione. Il tema trattato è preciso, selettivo, quindi non tutti gli sponsor possono essere interessati ad una storia del genere. Stiamo cercando di tirar su un film dove nessuno venga sfruttato e dove si dia valore ad ogni cosa. Ed è per questo che non è semplice: il costo si aggirerà intorno ai 15000-20000 €.

Abbiamo già due settimane su cinque di riprese. Ci siamo fermati a marzo a causa delle ristrettezze finanziarie e a causa del Covid. Abbiamo finito di girare il giorno prima del lockdown. Stiamo cercando di capire quali saranno le misure di sicurezza da prendere perché comunque per una microscopica produzione come la nostra anche igienizzare gli ambienti diventa un costo importante. Speriamo che con il Covid non ci sia una lievitazione dei costi. Stiamo valutando la situazione giorno per giorno. Dovremmo finire di girare a settembre.

Guarda la prima puntata di Troupe in Trip con l’intervista a Lorenzo Pallotta e il backstage di “Sacro Moderno” sul nostro canale YouTube.

Lorenzo Pallotta
Ombre della troupe
Sacro moderno: attore protagonista
La troupe intenta nelle riprese
Sacro moderno: discussioni troupe
Sacro moderno: processione cittadina
Sacro moderno: cinepresa

Foto di Dario Lauritano: https://www.instagram.com/dadadinski/

Davide Lucatello
Digital media specialist | Cinema, audiovisual and art history researcher

Articoli Simili

Commenti

Rispondi

Popolari

La trilogia fantastica (ma tutta reale) di Italo Calvino

Bibliofili di tutti i paesi, uniamoci! Catapultiamoci nel Medioevo fantastico di Italo Calvino, grande narratore italiano del XX secolo. Tra gli scritti...

5 domande per Adelasia: “i miei testi sono al 99,9% autobiografici”

Meglio soli è il nuovo singolo di Adelasia fuori da venerdì 11 settembre per Sbaglio Dischi e in distribuzione The Orchard. Il...

Attraverso lo specchio. Il mondo oltre le apparenze di Riccardo Dubitante

Milanese di nascita, cosmopolita per scelta, Riccardo Dubitante vanta una laurea in Scienze umanistiche e un’altra in Film Studies all’University College of...

Iscriviti alla newsletter

Nuovi trend nella tua casella di posta.