Codacons vs Ferragni: cronache di un paese proiettato nel passato

La Ferragni come la Madonna: «squallida provocazione» o libertà artistica?

Ha fatto recentemente scalpore la denuncia molto singolare da parte del Codacons, il coordinamento delle associazioni della tutela dei consumatori, nei confronti della celebre imprenditrice italiana Chiara Ferragni e il da sempre provocatorio artista Francesco Vezzoli. A spingere la suddetta associazione a presentare l’esposto alla procura della repubblica e al ministro dei beni culturali Dario Franceschini, auspicandosi anche l’intervento diretto di niente di meno che Papa Francesco, è un’opera fotografica firmata da F. Vezzoli che vede la sostituzione dell’originale volto mariano dipinto da Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato, con quello della blogger.

Per il Codacons questo gesto ai limiti della blasfemia sarebbe «una grave mancanza di rispetto per i cristiani, per l’intero mondo religioso e per l’arte in genere» e ancora «sfrutta la figura della Madonna e la religione a scopo commerciale, essendo noto come la Ferragni sia una vera e propria “macchina da soldi” finalizzata a vendere prodotti, sponsorizzare marchi commerciali e indurre i suoi follower all’acquisto di questo o quel bene».

Non è la prima volta che la coppia Ferragni-Fedez viene presa di mira dal Codacons che aveva già puntato l’indice contro le donazioni raccolte per l’ospedale San Raffaele di Milano in piena pandemia da coronavirus, in seguito alla decisione dei due di avvalersi della piattaforma GoFundMe, dichiarata dall’associazione fiscalmente occulta.

E non è nemmeno la prima volta che la coppia viene iconizzata secondo una simile operazione artistica che li vede inseriti in un repertorio di immagini sacre. Nel 2018 infatti l’immaginario artistico di Andrea Chisesi trasforma l’influencer in una bizantina Madonna con Bambino e Fedez in un sontuoso arcangelo bellico.

«Nelle mie opere l’immagine iconica della Madonna è sempre presente; molto spesso ci si sofferma al solo significato che riconosciamo e non alla radice del soggetto. Nel rinascimento una signora veniva chiamata madonna in segno di rispetto e dell’alta condizione sociale, rappresentava un complimento di particolare bellezza. Una identificazione presente in diverse mie opere della mia carriera di artista come la madonna con le pistole oppure alla madre di mio figlio», ha dichiarato l’artista a proposito delle due opere.

Arte bene di consumo

Il Codacons ha avuto la velleità di perpetrare tale denuncia proprio basandosi sul fatto che l’arte va considerata un bene di consumo. Sì, l’arte è un bene di consumo. Non fermiamoci all’idea di arte tout court, ovvero a quella plastica e figurativa. Da definizione bisogna inserire nella macro-sfera delle arti anche cinema, musica, danza e tanto altro. Brani musicali, pellicole, show vari vengono prodotti, pubblicizzati, e venduti. Chi acquista fa di questi prodotti dei beni di consumo di massa.

La Pop Art ha già abbondantemente espresso e difeso questi concetti prendendo a modello le icone della società dello spettacolo e le merci della società dei consumi. Famose sono le installazioni di Claes Oldenburg che riprendono le immagini dei prodotti industriali rendendoli iperrealistici e grotteschi. E indimenticabili sono le opere di Andy Warhol attraverso le quali riuscì a operare una reificazione non solo degli oggetti di consumo ma anche dei personaggi pubblici, mostrandone la sostanziale mercificazione. Una volta inserita in un contesto da manifesto pubblicitario, anche l’opera d’arte diventa merce da produrre e vendere in serie.

L’Italia è un paese laico

La denuncia perpetuata ai danni della famosa coppia e dell’artista Vezzoli ha toni pressoché ridicoli e beceri. Dov’era il Codacons quando nel 1977 alla mostra Imponderabilia Marina Abramovic e Ulay si sono trasformati in “porte viventi” stando nudi sull’uscio dell’entrata della galleria? Dov’era il Codacons quando nel 2006 Francesco Vezzoli presentava al pubblico il progetto Vattene dalla mia mente! Vattene da questa stanza!, omaggio a Bruce Nauman, dagli accenti decisamente pornografici? Dov’era il Codacons quando Hermann Nitsch durante le sue più spettacolari performance art del Teatro delle Orge si crocifiggeva mimando un Gesù del XXI secolo e imbrattava le sue tele di vero sangue, spesso anche proprio?

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Quella che il Codacons definisce una «squallida e inutile provocazione» è solo l’evoluzione artistica di Francesco Vezzoli che ha scelto la sua musa contemporanea. Se l’associazione in questione non ha trovato altrettanto blasfeme anche i sopracitati artisti evidentemente la «squallida e inutile provocazione» l’ha commessa la suddetta e la religione appare essere solo un pretesto per far parlare di sé.

L’Italia è un paese laico e pertanto non si reca alcun danno di tipo etico, morale o religioso tramite un’operazione di Photoshop e sostituzione di un volto che, a sua volta durante l’originale stesura del dipinto, è pur sempre appartenuto a una donna in carne e ossa. Non dimentichiamoci che anche i grandi maestri rinascimentali usavano modelle per dipingere i virginali tratti mariani, spesso prostitute. Vedasi, per conferma, la tela del 1604 intitolata Morte della Vergine Maria del Caravaggio, per la quale usò come modella una defunta prostituta annegata nel fiume.

Consigliamo quindi al presidente Codacons, Carlo Rienzi, di non intromettersi in cose che non gli competono e di lasciare agli artisti la libertà di fare arte.

Oana Ochiana
Historian of Art and History of Religion student

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