Rise Above Dead: “I nostri pezzi sono il frutto di lunghe e fumose serate in sala prove”

Per chi ama gli amplificatori potenti, un concept album ispirato dalle visioni di William Blake.

Dopo lo stop obbligato degli scorsi mesi, Tutto Il Nostro Sangue, riparte e inaugura la sua quarta stagione sabato 3 ottobre. La versatile rassegna musicale con cadenza mensile attiva dal 2017, pensata con l’obiettivo di supportare la condivisione tra artisti, le produzioni inedite nonché di consentire al pubblico di ascoltare nomi conosciuti ed altri meno affermati che mai si sono esibiti in Brianza, riprende la sua programmazione e, per la stagione 2020/2021 trova una nuova casa, il Bloom di Mezzago, storico locale con il quale avrebbe dovuto iniziare a collaborare prima dell’estate.

Protagonisti dell’ormai venticinquesima serata della rassegna saranno come sempre musicisti provenienti dalla zona e da fuori regione, spaziando nel genere proposto. I local heroes saranno i Rise Above Dead, con i loro amplificatori potenti e nel cuore Neurosis, Mastodon e Russian Circles, che tornano per la seconda volta a suonare per la rassegna, per presentare Ulro, il concept album ispirato dalle visioni di William Blake, che hanno pubblicato lo scorso 7 agosto. Per l’occasione li abbiamo intervistati.

Chi sono i Rise Above Dead e come vi siete conosciuti?

I Rise above dead sono un progetto musicale nato a Milano a fine 2009. Tutti provenivamo da altre esperienze musicali, dal 2014 abbiamo abbracciato sonorità più dilatate e strumentali. In questi 10 anni sono cambiate tante cose, in primis la formazione e in secondo la nostra musica che si è fatta meno diretta e più mental
Abbiamo fatto uscire un Ep “Human Disintegration” nel 2010, un primo LP “Stellar Filth” nel 2013, con “Heavy Gravity” arriviamo al 2015 e, a distanza di 5 anni con all’interno un cambio di formazione, il 7 Agosto di quest’anno è uscito “Ulro” il nostro ultimo disco. Tutte le uscite sono su vinile attraverso il supporto di due etichette: Moment of Collapse records e Shove Records.

In che modo Ulro, il vostro ultimo album, si ispira alle visioni di William Blake?

Questo disco per noi è un po una celebrazione di un percorso, un punto di arrivo o forse di partenza per un prossimo lavoro. Il concept è ispirato alle opere di Blake in quanto troviamo vari punti in comune con quello che viviamo oggi. Tema centrale è il dualismo emozionale e i contrasti del mondo moderno. Blake era molto critico rispetto a idoli, istituzioni ed ipocrisie a favore del libero pensiero e della creatività
Ulro è una rappresentazione musicale un po oscura del nostro mondo e delle sue imperfezioni. La copertina stessa, curata da SoloMacello, raffigura un uomo incatenato a due pilastri rappresentanti i nostri limiti. È Urizen, uno dei 4 Zoa (risultato della divisione dell’uomo primigenio Albione); i quali incarnano i difetti e le virtù umane.

Come nascono i vostri pezzi?

I nostri pezzi sono il frutto di lunghe e fumose serate in sala prove. A volte nascono da un riff casuale altre volte da vere e proprie jam session che prendono vita e si modificano con il tempo. Il nostro metodo di scrittura è più di pancia che di testa. Non programmiamo nulla: ci piace interpretare il momento della composizione come se fosse una tela bianca dove ognuno di noi gioca con il proprio strumento, finché non otteniamo qualcosa di concreto sulla quale affinare i dettagli e l’esecuzione.

Quanto tempo passate in sala prove e quanto ad ascoltare musica? 

Ci piacerebbe passare più tempo in sala prove, ma tra impegni famigliari e lavorativi, riusciamo a suonare una volta a settimana tutti assieme. È un appuntamento fisso che ci piace mantenere; è capitato talvolta di lavorare solo sulle chitarre in separata sede. Il tempo che passiamo ascoltando musica è sempre tempo ben speso. Ognuno ha i propri riti e gusti in fatto di musica, ci piace comprare vinili, frequentare concerti; sicuramente la musica accompagna le nostre giornate soprattutto per chi come me viaggia molto per esigenze di lavoro. 

Come avete vissuto il periodo di lockdown? Avete continuato a suonare o a produrre la vostra musica? 

Il lockdown ha coinciso con il periodo in cui abbiamo ricevuto il master e stavamo programmando uscita, concerti e attività di promozione. È stata una doccia fredda dover necessariamente mettere tutto in stand by e valutare attentamente come agire. Abbiamo riflettuto a lungo e, parlando con le etichette, abbiamo coraggiosamente deciso di far uscire il disco in una super edizione con 3 vinili colorati in gatefold. La data d’uscita è stata traslata un paio di volte per ritardi negli impianti di stampa.

In quel periodo abbiamo suonato pochissimo. Ognuno di noi l’ha vissuto a proprio modo, mancando proprio l’elemento di condivisione e di scrittura corale è stato piuttosto complicato scrivere qualcosa di nuovo. Dopo tanti anni è stato davvero strano non provare per tre mesi. Verso Giugno ci siamo ritrovati in sala prove e con non poche difficoltà abbiamo risuonato i pezzi del nuovo disco (che nel frattempo avevamo dimenticato ahhaha). Nei prossimi mesi riprenderemo a scrivere nuovo materiale. 

Se la vostra musica fosse un regista cinematografico, chi sarebbe? 

Bella domanda! Ci sono registi che più di altri sanno raccontare storie con una forte sensibilità e uno stile unico; pensiamo a Lynch a Iñárritu passando per Noè, Jarmush, Aronovsky. Ci piace associare la nostra musica a registi visionari, coraggiosi ed intellettualmente profondi. La musica racconta e trasmette le nostre emozioni un pò come un regista quando pensa e scrive un nuovo film. 

Quanto è importante per voi la dimensione del live? 

Il live è sempre stato il nostro obiettivo primario, i primi anni abbiamo suonato parecchio e purtroppo negli ultimi anni le occasioni live sono calate, vuoi per la mancanza di luoghi e di promoters e vuoi semplicemente perchè i gusti dei più giovani si sono spostati su altri generi, abbandonando il metal, il punk e il rock in generale. Forse anche il nostro approccio al live è cambiato. Oggi preferiamo suonare meno ma suonare bene, in luoghi dove la qualità dell’audio, le luci ecc. possano garantire una migliore fruizione della musica allo spettatore. 

Dove vi vedremo prossimamente?

A breve ci vedrete al Bloom di Mezzago per la serata Tutto il nostro sangue con i Void of Sleep e i Six Feet Tall. In quell’occasione suoneremo per la prima volta tutto Ulro così come registrato. Ci auguriamo di poter riprender a suonare dal vivo nei prossimi mesi, sicuramente ci vorrà ancora un pò, Purtroppo il settore dell’intrattenimento è uno dei più colpiti. Abbiamo però visto qualche movimento soprattutto nella scena underground: crediamo sia possibile organizzare eventi di piccole/medie dimensioni con le dovute precauzioni. 

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Ulai
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