L’Avvocato dei Santi: «uso le canzoni come antidoto ai miei veleni»

Intervista a l'Avvocato dei Santi, alias Mattia Mari, cantautore e polistrumentista romano.

Fuori dal 24 settembre 2020, Luci accese, il nuovo singolo de L’Avvocato Dei Santi, un nuovo capitolo di uno dei progetti più interessanti della scena underground italiana. Un brano nato durante il difficile periodo di lockdown che ci ha tenuto tutti inevitabilmente a distanza.

L’Avvocato dei Santi nasce dalle turbe di Mattia Mari, cantautore e polistrumentista romano. Fa parte di due delle formazioni italiane più famose all’estero: i Belladonna e i Giuda. Attivo musicalmente sin dalla giovanissima età, concentra i suoi studi sulla batteria, per poi approdare da autodidatta ad una serie sconfinata di strumenti. E’ sua la maternità di ogni suono contenuto all’interno dei pezzi de L’Avvocato dei Santi, con piccolissime eccezioni.

Con il suo singolo d’esordio L’erba voglio non esiste viene definito «un incrocio tra Battisti ed i Led Zeppelin» da Rumore e «Il cantautore più raro della scena» da Rockon.it. Pubblica poi un’oscura versione di Guardateci tutti de La Rappresentante di Lista. Con questo brano viene notato dall’etichetta Aldebaran Records che decide di far uscire i due singoli su vinile 7″ in versione limitata. Nel 2020, il videoclip del singolo Niente da perdere, di cui cura anche la regia, viene incluso nella selezione ufficiale dei Prisma Independent Film Awards nella categoria videoclip.

L'avvocato dei Santi: cover album

Come e quando è nato il brano Luci Accese?

Nel marzo scorso, quando ci siamo ritrovati chiusi in casa, ho pensato subito “questo è un buon momento per finire tutte i brani che devo finire”. Quindi mi sono messo subito sotto a fare quel che dovevo. Poi sono arrivate tutte quelle dirette dove veniva buttato così tanto materiale, in una maniera, a mio parere, spesso indegna. Ho pensato che non volevo assolutamente mettermi a fare qualcosa del genere. Tutti quei nuovi sentimenti che stavo provando volevo fissarli in qualcosa, racchiuderli in quella che poi è diventata Luci Accese. Essendo in contatto costante con un po’ di amici/colleghi, è capitato che Cesare (batteria Bud Spencer Blues Explosion) fosse nel suo studio a registrare. Sentito quel che stava facendo, gli ho chiesto se potesse mandarmi le tracce per provare a scriverci qualcosa sopra, che è fluito poi da me in maniera rapidissima. È stato bello vedere che anche altri artisti hanno voluto mettere del proprio. Tra cui appunto: Enrico Lupi (La Rappresentante di Lista) che già suona i fiati in altri miei brani, e Carmine Iuvone (Motta – Tosca) che ha scritto ed eseguito delle bellissime parti di archi. 

Come si scrive un brano a “distanza”? 

In realtà non saprei bene dirlo. Credo ci voglia un po’ di pazienza, prima di tutto, perché non essere insieme nello stesso posto rallenta immensamente i tempi, e se si perde il flow diventa un casino. Comunque non credo ci sia un metodo specifico, sinceramente. Ce ne sono tanti, tutti diversi, e bisogna solo trovare quello che funziona bene per noi. 

Quanto pesano le logiche di mercato nella riuscita di un progetto?

Se per riuscita intendiamo il successo commerciale, allora direi che le logiche di mercato sono l’80% del gioco. Se invece intendiamo il fatto che un progetto e quindi un disco abbiano un peso emotivo specifico, un valore artistico, direi lo 0%.

Come hai iniziato a suonare?

In casa mia la musica è sempre stata più che presente, direi fondamentale per la vita di tutti i giorni. Mio padre strimpella la chitarra, e mi ha sempre fatto interagire attivamente con la musica. Come lui anche io non riesco ad ascoltare qualcosa senza cercare un’interazione fisica con essa, e da queste mie dimostrazioni fisiche ha avuto la buona, o pessima, che dir si voglia, idea di regalarmi un paio di bacchette per la batteria. Ho suonato per anni su qualsiasi superficie, fino all’arrivo della mia prima batteria, intorno ai 10 anni, che è anche il momento in cui ho iniziato a studiare. 

Da cosa trai ispirazione per creare la tua musica?

Devo dire che tante cose, soprattutto nei testi, arrivano da momenti di malcontento, di dolore, frustrazione. Cerco di tirare fuori qualcosa che mi fa male, uso le canzoni come antidoto ai miei veleni. Quando tutto va bene non riesco a scrivere, ma riesco ad uscire e godermi i bei momenti con le persone che amo. 

Album preferito?

Vorrei non dover scegliere, ma se proprio devo, dico Led Zeppelin II.

Regista che meglio ti rappresenterebbe. 

Questa sì che è una bellissima domanda! Secondo me Nicolas Winding Refn o Paul Thomas Anderson farebbero un lavoro eccelso. Sarei curioso anche però di vedere la versione dell’Avvocato dei Santi del Maestro Monicelli. 

Definisci L’Avvocato dei Santi con una frase.

Sono vasto, contengo moltitudini.

Ascolta l’Avvocato dei Santi nella nostra playlist Indie Radar #2020:

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