Il 2020 secondo Ulai: i nostri migliori articoli

Ripercorriamo il 2020 rileggendo alcuni degli articoli più significativi apparsi sul nostro blog.

Dalla pandemia globale all’omicidio di George Floyd; dalla discussione sul body shaming e i fenomeni LGBTQ+, alla morte di Christo; dalle videocall ai futuri distopici preannunciati dalle serie-tv: cosa è successo in questo 2020 e cosa ci ricorderemo? Rispondiamo con alcuni dei migliori articoli apparsi sul nostro blog

#1 Le relazioni ai tempi del Covid-19

«La paura (naturale) e la necessità di contenere il contagio (imposta) ci hanno inevitabilmente messo di fronte alla necessità di instaurare nuove modalità di relazione e non-relazione con gli altri. Ho sempre pensato che la “giusta distanza” tra le persone fosse il frutto di una scelta soggettiva. Per esempio, se una persona si avvicina a me tanto da riuscire a distinguere il colore dei miei occhi per me è vicinissima (quasi fastidiosa); per altri è vicina (punto). Oggi c’è solo una “giusta distanza”, valida per tutti: la distanza che evita il contagio. Una distanza tanto precauzionale quanto simbolica: in fondo ci dice che “siamo responsabili” l’uno della sopravvivenza dell’altro e che a dividerci c’è davvero una membrana sottilissima.» Leggi tutto

#2 Le statue abbattute nella lotta antirazzista

L’omicidio di George Floyd ha sconvolto il mondo intero e riacceso le battaglie del movimento Black Lives MatterNo, il movimento non è nuovo e no, la morte di un afroamericano per mano di un poliziotto non è un evento insolito nella realtà statunitense, ma l’ennesima dimostrazione dell’ignoranza di una cultura profondamente razzista che non ha mai elaborato il proprio passato in modo critico. Ma Floyd, a differenza di altri che hanno condiviso il suo stesso destino, non è morto dietro le cortine. È morto sotto gli occhi di decine di persone che riprendevano inermi i suoi ultimi istanti di vita. Nell’era della tecnologia il video ha fatto il giro del mondo e tanto è bastato a far traboccare anche l’ultima goccia di un vaso ormai colmo. Meno di ventiquattro ore dopo, milioni di persone stavano già protestando nelle piazze: ferite, arrabbiate, esasperateLeggi tutto

#3 L’intrusione discreta nelle case degli altri

Stare in casa is the new uscire e proprio per emulare al meglio l’“uscire” l’emergenza Covid ci ha introdotto ad uno strano mondo fatto di continue videochiamate e meeting online (per chi non avesse ancora ben chiaro come muoversi consigliamo questa guida). Parliamo con amici, seguiamo lezioni, lavoriamo con i colleghi, facciamo una seduta con il nostro terapeuta, facciamo sexting con il nostro partner: tutto tramite una webcam e un microfono, tutto da casa. Leggi tutto

#4 Christo e Jeanne Claude in 10 installazioni iconiche

Il 31 Maggio 2021 è morto a 84 anni nella sua casa di New York, per cause naturali, Christo Vladimirov Javacheff, noto come Christo, maestro della Land Art. Ricordiamo Christo e la compagna Jeanne-Claude con alcune delle installazioni che hanno segnato la storia dell’arte contemporanea dalla seconda metà del 900 ad oggi. Leggi tutto

#5 Il futuro secondo Amazon nella serie tv “Upload”

Nello scenario di sostanziale immobilità che ha contraddistinto il periodo di lockdown, alcuni prodotti audiovisivi sono riusciti ad allietare la nostra attesa di libertà. Tra questi c’è Upload, una serie tv spuntata a maggio nel catalogo di Amazon Prime Video. Si tratta dell’ultimo parto creativo dello sceneggiatore statunitense Greg Daniels, già vincitore di quattro Emmy per Saturday Night LiveThe Simpsonse quel gioiello d’ironia politically incorrect che è The Office, creato insieme a Ricky Gervais e Stephen Merchant. La serie comedy di NBC sui nonsense della vita d’ufficio ha ormai quindici anni di vita, eppure con la pandemia è tornata fortemente d’attualità. Forse perché tutti abbiamo dovuto imparare a fare passare giornate lunghe e noiose. Leggi tutto

#6 Il voguing: dal ghetto di Harlem a Madonna, oltre i falsi miti

Era il 1990 quando Madonna riscriveva la storia del pop sulle note di Vogue, rendendo eternamente iconico un fenomeno culturale dell’underground newyorkese. Il voguing, però, non è Madonna, non è pop, non è coreografico e non è borghese. Nasce all’incirca negli anni Settanta ad Harlem, un quartiere popolare di New York, attorno alla comunità LGBTQ+ nera e latino-americana. Nasce come rifugio dei discriminati sociali, nella miseria, fame, droga e prostituzione. Nasce come famiglia alternativa per coloro che una famiglia non ce l’avevano più, perché cacciati di casa a causa del proprio orientamento sessuale. Leggi tutto

#7 Il fotografo della terapia intensiva: Paolo Miranda

«La fotografia è la mia più grande passione. Normalmente fotografo nel tempo libero, la uso come valvola di sfogo e come mezzo per esprimere le mie emozioni, i miei stati d’animo. Credo che la fotografia abbia una potenza comunicativa molte volte superiore alle parole. In questo periodo, visto che di tempo libero non ne ho avuto tanto e comunque non potevo uscire, mi è venuta l’idea di usare la fotografia per documentare questa emergenza. Quando mi son reso conto della gravità della situazione ho chiesto alla direzione la possibilità di fotografare ciò che stava accadendo e da lì è iniziato tutto.» Leggi tutto

#8 Billie Eilish contro il body shaming: il video che tutti dovremmo guardare

L’espressione body shaming, fino a qualche tempo fa, non faceva nemmeno parte della nostra lingua parlata. La derisione del corpo altrui, perchè non conforme ai canoni di bellezza più tradizionali, viene enfatizzata e portata alla luce dal web. I social media offrono agli utenti la possibilità di esprimere il proprio giudizio senza filtri e mediazioni. Non che il body shaming non esista nel mondo analogico, anzi, esiste eccome e non è un fenomeno recente. Solo che finalmente qualcuno ne parla, poiché (paradossalmente) nel virtuale la sua evidenza è inequivocabile. Leggi tutto

#9 Come la leggerezza può salvarci dalla quarantena

«Prima dell’emergenza Covid-19, quando mi capitava di incontrare nuove persone e si prospettava davanti a me l’opportunità di approfondire la conoscenza, inevitabilmente si finiva a parlare di due cose: musica e cinema; probabilmente, per deformazione accademica e professionale della sottoscritta. Le risposte, i dibattiti e gli scambi che ne conseguivano, col tempo, mi hanno spinta a operare una profonda riflessione sul debole confine esistente fra “essere un buon intenditore di” e “avere una grande cultura di”. Spesso, secondo il pensiero comune, queste due condizioni si equivalgono, mentre, grazie alla suddetta riflessione, ho capito che queste sono due condizioni ben distinte ma che possono eventualmente sovrapporsi e convivere pacificamente. Cercherò di spiegarmi meglio e, per farlo, mi aiuterò con due conversazioni-tipo ispirate a fatti realmente accaduti.» Leggi tutto

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