Dove nascono le idee: a casa di Dheli

Entriamo nelle case degli artisti, per scroccare un caffè e scoprire dove nascono le idee. Un racconto in foto.

Bicocca. Quel quartiere che sembra lontano da tutto e dove gli studenti si ammassano, due per ogni stanza magari, coi letti a castello ad incastrare computer e valigie, sempre in coda al Carrefour con gli studenti di cinema della Luchino Visconti e di musica del CPM. Ed è qui che Dheli, Gabriele Deliperi, si è costruito un piccolo studio, facendosi spazio e sfruttando al meglio la sua stanza singola la cui finestra dà su una Milano provinciale, che non sembra neanche Milano. Un mondo silenzioso e anonimo a cui Dheli ha voluto contrapporre City Porno, un viaggio in un quartiere a luci rosse dove l’esposizione è totale. 

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City Porno parla di com’è sentirsi sempre in mostra, mettersi a nudo di fronte a occhi che giudicano e ai quali non si possono dare spiegazioni, massimamente rappresentato dal funzionamento algoritmico di un social come Instagram. È da questo che nasce l’immaginario del brano: la società contemporanea iperconnessa, di cui Instagram è un potente simbolo. Ci mette costantemente in vetrina, come le donne nel quartiere a luci rosse di Amsterdam, imponendoci l’accettazione di un canone di perfezione così alta, che a volte sentiamo che ci manca “un po’ di quella roba lì”. Un po’ di naturalezza con tutti i suoi difetti, perché “la roba vera è quella più importante”, dice Dheli.

City Porno continua la ricerca di Dheli all’interno del filone future vintage, l’innovativo genere musicale creato tramite “una sorta di sincretismo fra elementi sonori tipici della musica anni ’80 e le evoluzioni più recenti del panorama musicale, senza paura di spaziare (e di non lasciarsi rinchiudere) fra rap, dance, pop e rock”, qui modulato sulla base di un beat reggaeton.

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Non è comunque così che ci sentiamo a casa sua, dove invece ci sembra di essere protetti e custoditi in una casa nascosta a quella Milano frenetica a cui siamo abituati, una delle tante city porno.  Qui siamo sommersi da tutti questi oggetti strani sparpagliati ovunque, un vecchio telefono a disco ancora attaccato al muro, le tazzine di caffè di quelle che potrebbe avere nella credenza anche nostra nonna, una lampada con scritte cinesi, poster di cartoni animati, vecchie console… E poi ci sono mille nuovi singoli custoditi nel computer che vengono liberati a volume altissimo, non ci sono i coinquilini, si può fare. 

Dheli è un altro degli abitanti di questo mondo nascosto di stanze e vani in cui vecchi appartamenti vengono divisi e ridivisi per ospitare studenti, gente di passaggio e musicisti ambiziosi che accumulano strumenti ed amplificatori in piccoli spazi spaccatimpani.

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Foto: Simone Pizzolati

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