Dove nascono le idee: a casa di Calvino

Una pianta di limone, una balalaika e un poster dei Blues Brothers. "Astronave Madre" è il nuovo album di Calvino ed è nato proprio qui. Foto inedite di Simone Pezzolati.

Città Studi a Milano. Siamo stati a casa di Niccolò Lavelli, leader del progetto Calvino, con la sua band. C’è il Covid e il silenzio tutto intorno, la casa è piena di libri, un pianoforte verticale in mezzo alla stanza, un proiettore, e una pianta di limone sul balcone: «un tentativo di far crescere una speranza alla luce del sole del lockdown e nonostante lo sferragliare dei tram sotto di lui. In ogni caso, nelle varie case che ho abitato solo due sono stati gli elementi fissi e irrinunciabili: il pianoforte verticale che mi regalarono quando avevo 9 anni e la libreria. Sono entrambi delle medicine contro ogni possibile male, anche quelli più terribili.»

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Qui dentro è nato gran parte di Astronave Madre, il nuovo disco di Calvino che torna sulle scene musicali dopo diversi anni di assenza. Un vero e proprio filtro sulla realtà, soprattutto in questo periodo complicato, la descrizione di un mondo accogliente che percepiamo subito casa. Un disco che parla di casa, semplicemente. L’Astronave Madre è quell’angolo di cosmo, al termine di un infinito viaggio interstellare, dove possiamo sentirci finalmente casa. Una sensazione a cui aspirare, che prescinde ogni luogo e tempo.

Sul balcone, c’è anche una bicicletta: «Un ricordo di mio nonno: una vecchia bici da corsa Torpado. L’ho scovata in un angolo del box e mi ha accompagnato per tutti i miei anni universitari e oltre.» E in giro troviamo anche uno strano strumento triangolare: «una balalaika che mio padre comprò in Russia in occasione delle Olimpiadi di Mosca ’80. Credo si trovasse lì con una delegazione del PCI di Baggio».

Quello di Calvino è un progetto stratificato e pieno di influenze, e dentro questa casa si respirano tutte le influenze di cui è composto, complici anche Tommaso Spinelli (basso) e Marco Giacomini (chitarra) che scorrazzano in giro come se fosse anche casa loro. 

E c’è infine anche un poster dei Blues Brothers: «Il mio film preferito di sempre. Da piccolo potevo passare pomeriggi interi a guardarlo per poi riavvolgere il nastro e iniziare da capo. La scena di Ray Charles che suona il Piano Rhodes mi ha folgorato e mi ha fatto chiedere a mia madre di aiutarmi a trovare qualcuno che mi insegnasse a suonare quello strumento.»

Foto: Simone Pezzolati

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