“Tutte le voci nella mia testa”: le illustrazioni di Valentina Merzi

«Chi mi conosce personalmente sa quanto io sia composta al 50% da scrittrici e pensatrici e per il restante 50% da principesse e sirenette.»

Valentina Merzi nasce a Verona 36 anni fa. Studia Filosofia e frequenta un master in Fotografia e Immagine Digitale. Nel 2012 viene selezionata per un anno di residenza d’artista dalla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia e in seguito per altre residenze in Italia e all’estero. Espone in varie mostre personali e collettive. Cura laboratori di comunicazione fotografica e uso dei media in istituti scolastici e penitenziari. Tra questi ricordiamo: “Immaginarie reclusioni”, progetto di reinserimento sociale e lavorativo per i carcerati a fine pena. Nel 2015 pubblica il libro d’artista Casa senza nonna in 70 copie per le Edizioni Doppiofondo, Venezia. Dal 2017 collabora con il Festival Camino Corrente in qualità di direttrice artistica della sezione arti visive. 

Il mondo di Valentina Merzi è un mondo a metà, tra simpatici animaletti e il femminismo che ci piace: quello che racconta la storia di altre donne, con dolcezza e voglia di comunicare. Nell’immaginario di Valentina ci sono le memorie da teenager anni ’90, Venezia e il suo gatto. E poi ci sono loro: la Regina Elisabetta, Virginia Woolf, Hannah Arendt, Etty Hillesum, e molte altre donne la cui storia, forse, andrebbe ripassata. Valentina ce ne dà un assaggio, senza calcare la mano sul giudizio, ma aprendo alla curiosità. Perché è la curiosità, quella che tanto ci animava da bambini, che ci permette di mantenere uno sguardo lucido e interessato sulle cose, anche da grandi. 

Ciao Valentina, presentati!

Sono Valentina, vivo a Venezia, dove nascono le mie illustrazioni.

Da quanto tempo disegni e quali sono stati i tuoi primissimi soggetti?

Disegno da sempre, sono figlia unica e nei colori ho trovato il modo di intrattenermi da sola a lungo. Trascorrevo molte ore a mettere in pausa le videocassette dei cartoni Disney e a copiare dallo schermo le mie scene favorite (soprattutto quelle della Sirenetta, ero affascinata dagli abitanti del mare), oppure a creare delle collezioni di vestiti da far sfilare indossati da modelle di carta.

Crescendo, ho accantonato un po’ questa passione per altri studi e perché ero assorbita da diversi interessi. Inoltre, e non ho difficoltà ad ammetterlo, di fronte alla mole schiacciante di immagini di artisti di successo, per un certo periodo io non mi sono sentita “abbastanza”. Ho ripreso a disegnare e a dipingere attorno ai vent’anni, quando ho capito che si trattava di un’attività che mi dava una grande pace.

Da che cosa parti quando crei?

Quando comincio un’illustrazione, in genere, non sono certa di dove mi porterà. Spesso disegno la sera e quello che ne risulta è una rappresentazione visiva delle suggestioni della giornata. Qualcosa che ho letto, una notizia, un evento particolare, un ricordo d’infanzia che riemerge. Disegno poco dal vivo, solo quando sono in vacanza mi prendo del tempo per creare un diario visivo. Disegno i luoghi che sto scoprendo, degli oggetti che mi colpiscono, dei dettagli di opere viste nei musei, per non dimenticarli e magari rielaborarli in seguito.

Leggi anche: Fantasia, bellezza, energia: la lotta è pop nelle illustrazioni di Luchadora

Leggi molti libri? Se sì, di che tipo? Leggi anche i libri illustrati da altri?

Ho letto moltissimo da piccola, la lettura era l’attività principale che alternavo al disegno. Attualmente purtroppo non ho il tempo di farlo quanto vorrei, leggo principalmente libri di filosofia, moltissime graphic novel e libri illustrati per bambini. Trovo che ultimamente ci sia un gran fermento creativo nel settore dell’editoria per l’infanzia, gli albi illustrati sono sempre più creativi. Tra le case editrici che seguo di più citerei Topipittori, Coconino Press, Kite, Bao, Orecchio Acerbo, Becco Giallo, Eris e Salani.

Che rapporto hai con Venezia?

Venezia è la città che mi ha accolta. Sono nata a Verona e mi sono trasferita qui per frequentare l’università. Poi mi sono fermata per un master in fotografia e non me ne sono più andata. Il legame più forte che ho con questa città passa attraverso l’acqua, non riesco ad immaginare di vivere in un posto dove non si può raggiungere il mare.

Per il 2020 hai realizzato un calendario illustrato con tutte le voci nella tua testa” (All the voices in my head). Di che voci si tratta?

Il calendario di quest’anno illustra 12 tra le donne che mi hanno maggiormente influenzata nella mia formazione o ispirata nel mio lavoro: scrittrici, artiste, astronaute, sante combattenti, regine, attrici, intellettuali, filosofe. Le loro sono le voci alle quali faccio affidamento quando sono in crisi. Nutrono il mio immaginario.

In una delle tue illustrazioni ritrai la forse poco conosciuta Sylvia Plath. Spiegaci chi è e che importanza ha per te.

Sylvia Plath è una scrittrice americana vissuta tra gli anni ’30 e ’60 del ‘900. Credo che le sue siano state tra le prime poesie che mi hanno scossa profondamente, che ho sentito autenticamente risuonare nella mia vita, non solo sulla carta. Ho letto e riletto i suoi diari, le lettere, i saggi scritti sul suo lavoro e poi ne ho fatto la mia tesi di laurea triennale, che ho intitolato – da un suo verso- “La perfezione è terribile, non può avere figli”: un percorso di ricerca che mi è servito per confrontarmi su uno dei temi che da sempre ha attraversato la mia vita, il rapporto con la perfezione, una compagna ingombrante.

Ok le donne del passato, ma qual è la donna di OGGI con cui ti piacerebbe fare quattro chiacchiere?

Tra le donne che leggo e ammiro attualmente sceglierei Judith Butler (filosofa americana che ha come principale campo di studio quello sul genere e che per prima ha messo in luce il carattere performativo dei ruoli sessuali), Annie Leibovitz (fotografa americana; il suo libro Pilgrimage, un viaggio fotografico tra le case degli scrittori, artisti, filosofi, psicologi che ama, è uno dei miei preferiti) e la Regina Elisabetta II (praticamente un libro vivente di storia contemporanea circondata da corgi).

Com’è nata l’idea di mettere a disposizione sul web una serie di illustrazioni da colorare? Parlo di “Colora con Mala!”. Dicci anche chi è Mala (io l’ho già capito dalle tue Stories…).

All’inizio di questa fase sospesa di lockdown, molte cose sono cambiate improvvisamente anche nella mia quotidianità, prima tra tutte la nuova impossibilità di fare le lunghe passeggiate che normalmente faccio per Venezia; questa immobilità mi ha fatta pensare alla vita della mia gatta, Mala, che da dieci anni per questioni logistiche non esce dal nostro appartamento. Ho cominciato a ritrarre Mala come fosse un’esperta del fenomeno della quarantena, facendole elargire consigli di sopravvivenza in questa nostra nuova dimensione. Uno fra questi consigli è il colorare: ho deciso quindi di condividere un pdf di mie illustrazioni in bianco e nero per far riprendere in mano a qualcuno i pastelli dell’astuccio delle elementari e per intrattenere i bambini a casa da scuola. Li trovate qui.

Cosa sogni di illustrare in futuro e cosa ti auguri di non perdere mai?

In futuro mi auguro di avere il tempo necessario per dedicarmi a progetti illustrati di più ampio respiro: un albo illustrato per bambini (che è in cantiere e che spero riuscirò a finire presto) e una graphic novel. Mi auguro di non perdere mai la tranquillità che mi dà disegnare e la sospensione del giudizio, che molto spesso è il nostro nemico più agguerrito. 

Il dottore della peste: illustrazione di Valentina Merzi
Il dottore della peste, illustrazione di Valentina Merzi
Simone De Beauvoir: illustrazione di Valentina Merzi
Simone De Beauvoir, illustrazione di Valentina Merzi
Gatto: illustrazione di Valentina Merzi
Stay home (with Mala), illustrazione di Valentina Merzi

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