“Crudelia” e la crudeltà di essere giudicata normale

Il nuovo film della Disney interpretato da Emma Stone è un inno all’anticonformismo punk della Londra anni Settanta.

Estella/Cruella

In Crudelia, diretto da Craig Gillespie, il richiamo al passato è esplicito in ogni scena. Ci troviamo nella Londra degli anni Settanta, tempi di mutamento e tumulto giovanile. Estella, bambina ribelle dai particolari capelli bicolore, rimane orfana e cresce a fianco a due ragazzini di strada che la accompagneranno verso la sua personale affermazione come donna di potere, quasi pericolosa. Il bianco e nero della sua chioma sottolinea il conflitto interiore tra bene e male che la contraddistingue fin dalla nascita. La sua vera natura verrà svelata soltanto alla fine, ma nel suo percorso di crescita dovrà scontrarsi con numerosi ostacoli, incarnati principalmente dalla Baronessa, l’antagonista a tutti gli effetti del film. 

Così l’antipatica signora vestita di pellicce di dalmata che conoscevamo ne La carica dei cento e uno del 1961 ha lasciato spazio a una Crudelia ugualmente eccentrica e carismatica ma più leale e meno perfida con la quale lo spettatore è incline a entrare in sintonia grazie all’immensa bravura dell’attrice Emma Stone che ne veste i panni. 

Non è questo il primo lungometraggio dedicato a un villain che ne mette in discussione l’indole malvagia, cercando di individuarne le ragioni, di esplorarne le radici per il fine ultimo di mostrare il cattivo per quello che è prima di tutto. Una persona. Per quanto i mezzi con cui completano l’azione siano discutibili, le intenzioni spesso diventano comprensibili, o quanto meno umane. Il legame alla realtà storica rende Crudelia uno dei live-action più maturo e riuscito, complici anche le atmosfere oscure e aggressive.

L’altra protagonista: la moda e i richiami a Vivienne Westwood 

Dietro ai 47 look che indossa Estella/Cruella c’è il nome di Jenny Beavan, costumista ben nota a Hollywood per aver firmato gli abiti di numerose pellicole, tra cui Camera con vista e Mad Max: Fury Road, che le hanno valso l’Oscar. Sono numerosi i riferimenti all’estetica e all’universo della moda anni Settanta. Le sue icone vengono citate continuamente nello stile degli abiti e dei trucchi. Pelle, stampe, abbondanza di accessori, influenza del fetish e predilezione per il nero e il rosso. 

Il fenomeno punk a cui allude manifesta un’inclinazione alla ribellione e all’oltraggio attraverso l’abbigliamento e l’atteggiamento aggressivo. I suoi giovani seguaci sono spinti a esprimere sé stessi sperimentando un’anti-sartorialità “fai-da-te”. Il tentativo da parte loro è di costruire la propria identità e i designers del tempo non possono far altro che venire ispirati dalla nuova subcultura giovanile nel tentativo di reinventare completamente la moda. 

La stessa protagonista Cruella può essere vista in qualche modo come un tributo a chi più di tutti ha rappresentato il simbolo della rivoluzione punk di quegli anni, Vivienne Westwood. Insieme all’allora marito Malcolm McLaren apre al 430 di King’s Road il negozio di abbigliamento Let it Rocks nel quale vende le sue creazioni. Il nome cambierà poi in Too Fast To Live, in Too Young To Die, in SEX, e ancora in World’s End. Destinato a diventare un impero, contribuisce alla fama della giovane designer dall’approccio anticonvenzionale e istintivo. I suoi metodi includono il taglio delle stoffe intorno al corpo, l’assemblaggio di abiti già esistenti, tessuti strappati, capi scuciti e non finiti per un risultato visivo decisamente eccentrico. 

Cruella come Vivienne sovverte le regole per fronteggiare la Baronessa. Appare vestita di rosso al suo party in bianco e nero, irrompe ai red carpet truccata vistosamente (chiaro riferimento all’estetica dei Sex Pistols, band emblema del periodo), sorprende con sfilate fuori programma. La figura della Baronessa dal canto suo richiama quella visione romantica e nostalgica della femminilità, propria a grandi nomi della moda come Dior. Da qui nasce naturalmente il dualismo tra la tradizione sartoriale di quest’ultimo, alla quale la Baronessa fa riferimento e lo stile ribelle portato in auge da Cruella, ispirata dalla Westwood.

Due tendenze completamente diverse ma ugualmente memorabili in quel mondo idilliaco che è quello della moda. Tuttavia i cliché che la pervadono trovano il loro spazio anche in Crudelia. Personalità tiranniche e competizione estrema sono solo alcuni degli stereotipi che film cult come Il diavolo veste Prada avevano già avuto modo di innescare nell’immaginario comune. L’industria del fashion è da sempre mitizzata. Produttrice di sogni, di arte indossabile. Si perde l’idea che sia prima di tutto un’azienda e come tutte queste realtà sia una dimensione stratificata e complessa con i suoi lati positivi e negativi. Il finale riduce tutto a una mera questione di rivalità ma d’altra parte il focus del film è un altro.

Crudelia: un inno all’anticonformismo

La storia di Crudelia è fondamentalmente un inno all’anticonformismo. Anche in questo la suggestione di Vivienne Westwood è evidente. Nei suoi modelli cerca di infondere le idee di un anarchismo dedito alla ridefinizione dell’arte e del tempo libero per sovvertire il sistema tradizionale di valori borghesi. Una ribelle che interpreta lo spirito del tempo e ha la grinta giusta per portare a un cambiamento radicale. 

Traspare l’irrequietudine giovanile che spinge la protagonista a cercare di trovare il suo posto nel mondo anche a costo di creare scompiglio. Il montaggio veloce, quasi frenetico non fa altro che enfatizzare visivamente quest’impeto. Estella ha voglia di riscatto, non vuole più nascondersi perché come dice Artie, una delle prime figure queer ad apparire in un film Disney (finalmente): “Normale è l’insulto più crudele che esista, e non me lo hanno mai detto”.

Abbandonata la tinta rossa, accetta orgogliosamente i suoi capelli inusuali e unici, facendosi portavoce di un significativo messaggio di accettazione di sé. Per quanto gli altri abbiano provato a farla sentire sbagliata lei sa chi è e ha la pretesa di esprimere la sua libertà individuale come meglio crede. Nel corso della sua transizione da bambina a giovane adulta rompe gli schemi e le regole sociali e si mostra per com’è davvero. Abbraccia il suo lato più nascosto e oscuro e impara a domarlo. Addio Estella. Benvenuta Cruella.

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