Studio Ghibli: quando l’animazione incontra la poesia

Studio Ghibli: quando l’animazione incontra la poesia

Film che fanno stare bene firmati dal maestro Hayao Miyazaki.

In questi tempi strani e duri che stiamo vivendo sentiamo l’esigenza impellente di estraniarci dalla realtà. Conviviamo con la pandemia da più di un anno ormai e la sua fine sembra ancora lontana. Ci sentiamo stanchi, stressati e oppressi. Impossibilitati molto spesso ad uscire e limitati nelle ormai non più così normali attività sociali siamo alla ricerca costante di nuovi stimoli. Il proprio benessere mentale viene adesso finalmente rivalutato diventando di estrema importanza.

In questa altalena di emozioni contrastanti che ci accomuna, la settima arte accorre in nostro soccorso. Nonostante le porte dei cinema siano sigillate da mesi ormai, sono numerose le piattaforme streaming che hanno arricchito il loro catalogo di film nuovi e non. Nel comfort delle proprie dimore hanno consentito ai più accaniti cinefili di scoprire o riscoprire meraviglie visive ormai dimenticate.

Paradossalmente l’ampia varietà di titoli desta, tuttavia, difficoltà nella scelta. Per questo ci ritroviamo sempre più frequentemente a prediligere film che abbiamo già visto. Ricadiamo in questo tranello perché sono i cosiddetti feel-good movies o comfort movies. Generalmente film con cui siamo cresciuti, di cui conosciamo tutte le battute e con i quali ci sentiamo bene. Ricerchiamo conforto nelle cose che conosciamo perché la novità, si sa, suscita timore. Pertanto la lista è soggettiva e cambia per ognuno. Prende forma dalla propria sensibilità, dal proprio bagaglio di ricordi e dal modo personale che abbiamo di empatizzare con i personaggi. Riusciamo a immedesimarci nei protagonisti e a ritrovare negli ambienti una sensazione di familiarità e sicurezza. 

In questo senso l’estetica gioca un ruolo fondamentale. Veniamo attirati da immagini che suscitano tranquillità e spensieratezza, soprattutto nel momento in cui mancano totalmente nella realtà. Vogliamo scappare dalla triste quotidianità e cosa meglio dell’animazione permette una totale estraniazione dal mondo? Quando l’animazione incontra la poesia nasce lo Studio Ghibli.

I migliori film dello Studio Ghibli

Per evitare di trascorrere innumerevoli ore davanti allo schermo a decidere cosa guardare o ricorrere alla scelta di film già visti, il mio personalissimo consiglio è di perdersi nell’universo del celebre studio cinematografico di film d’animazione giapponese. Soprattutto se l’intenzione è la ricerca di conforto, che voi già lo conosciate o se è la prima volta che ne sentite parlare, concedetevi qualche ora di estraniazione dalla realtà

Non a caso il fenomeno Youtube “lo-fi hip hop radio – beats to relax/study to”, la colonna sonora perfetta per ritrovare quel sollievo che la quarantena aveva tolto, veniva accompagnata dall’immagine di una ragazza che studia nella sua stanza davanti a una finestra, nella quale si scorge il paesaggio di un’improbabile città europea. L’estetica dell’immagine che accompagna la musica è dichiaratamente ispirata a quella che contraddistingue la filmografia dello studio.

Un’estetica allegra, colorata e fanciullesca, una moltitudine di dettagli che consentono allo spettatore di perdersi nella magia. Rappresenta un rifugio sicuro che genera un effetto calmante. La nostalgia della fanciullezza favorisce la fama dei film dello Studio Ghibli, ma il merito più rilevante è da attribuire alla loro forte natura immersiva. Tra i più significativi in questo senso è impossibile non citare Il castello errante di Howl (regia di Hayao Miyazaki, 2004), un’immensa fiaba corale che esplora il tema eterno della lotta tra bene e male per mezzo di una guerra tra due regni.

L’ecologia e la ricerca di un contatto ormai perduto tra uomo e natura diventano un altro dei soggetti preferiti dallo studio, come dimostra La principessa Mononoke (regia di Hayao Miyazaki, 1997), il viaggio di un principe nella foresta per spezzare la maledizione che un demone gli ha inflitto. Ma sono numerose le opere che precorrono l’urgenza ambientalista, tanto cara alla società contemporanea: Il mio vicino Totoro (regia di Hayao Miyazaki, 1988), il buffo e curioso custode della foresta che introduce alle sorelle protagoniste un mondo naturale popolato da spiritelli e esseri soprannaturali; Ponyo sulla scogliera (regia di Hayao Miyazaki, 2008), una pesciolina che viene salvata dall’oceano da un bambino e che desidera diventare umana per rimanergli amica.

Può essere definito un vero e proprio film di formazione Kiki, consegne a domicilio (regia di Hayao Miyazaki, 1989), un’improbabile apprendista strega alle prese con il carico di responsabilità che consegue il suo ingresso nell’età adulta. Un processo di crescita che è essenziale nell’imprescindibile La città incantata (regia di Hayao Miyazaki, 2001). Vincitore dell’Oscar al miglior film d’animazione, non ha bisogno di presentazioni, ma ha senza dubbio decretato il trionfo mondiale di quel piccolo studio di produzione su cui nemmeno gli stessi fondatori avrebbero scommesso.

Il mio vicino Totoro (1988), dir. Hayao Miyazaki (all images courtesy Studio Ghibli)

La storia dello Studio Ghibli

Isao Takahata e Hayao Miyazaki, due registi giapponesi, lavoravano insieme per uno studio di produzione che si occupava di produrre principalmente cartoni animati per la tv. 

Entrambi insoddisfatti, decidono di lasciare questa società e di provare a superare i limiti del piccolo schermo. Senza troppe aspettative dedicano tutto il loro tempo alla realizzazione del loro primo film insieme, Nausicaä della Valle del vento (Hayao Miyazaki, 1984), che determinerà le sorti delle loro vite. 

È grazie al suo incredibile successo, sia di pubblico che di critica, che i due decidono di fondare il loro piccolo studio di animazione, destinato a diventare sempre più grande e conosciuto. 

Il segreto della sua fama è la sua identità unica e consolidata negli anni. Ogni film che ci regala ha delle caratteristiche riconoscibili che si nutrono del successo della produzione precedente, creando una rete consolidata di sostenitori in tutto il mondo. 

Il nome “Ghibli” fa riferimento al termine che i piloti italiani della Seconda Guerra Mondiale diedero a un vento caldo del Nord Africa proveniente dal Deserto del Sahara e veniva usato anche per indicare i loro aeroplani da ricognizione. Sono numerose, infatti, le allusioni al volo, grande passione di Miyazaki nei suoi lungometraggi.

Ogni racconto del cinema firmato Studio Ghibli ha l’obiettivo di “immergere lo spettatore in profondità nella mente umana, e a trasmettergli in modo realistico le gioie e i dolori della vita.”, come ci tengono a sottolineare i registi. Mondi lontani immaginari, elementi sovrannaturali, creature magiche, ma soprattutto storie. Ed è proprio la storia, che sia di fantasia o meno, a fare di ogni film prodotto dallo Studio Ghibli (e ad oggi sono più di venti) un capolavoro. Mentre fuori le preoccupazioni non fanno che aumentare quotidianamente non ci rimane altro che aggrapparci alla nostra fervida immaginazione. Inarrestabile. Incontrollabile. 

From Spirited Away (2001), dir. Hayao Miyazaki (all images courtesy Studio Ghibli)

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