Da Hogwarts a Howard: sparizioni magiche di Dipartimenti “scomodi”

Nell'isteria del politically correct, l'Università di Howard (Washington) chiude ufficialmente il proprio Dipartimento di Studi classici.

Howard, la proibizione del sapere e il suo gusto amaro

Eva ha mangiato la mela proibita, i compagni di Odisseo i buoi del sole Iperione; Pandora ha aperto il vaso, la moglie di Barbablù la porta segreta del marito cattivo. Da quando esiste, la proibizione ha un gusto piccante, e una volta imposta, genera desiderio in chi la subisce. L’Università di Howard chiude ufficialmente, il 16 aprile 2021, il proprio Dipartimento di Studi classici. Sì, d’accordo, «ma non sono stati banditi gli insegnamenti delle discipline antiche, solo redistribuite in altri dipartimenti e corsi di studio», potrà dire qualcuno. Tuttavia il gesto compiuto dall’Ateneo di Washington ha una portata simbolica notevole, specialmente se si considera quale rilevanza abbiano gli Stati Uniti e il loro modello culturale nel mondo.

Da Catone il Censore a babbione censore

La motivazione? Nella prestigiosissima Università americana di Howard, famosa per aver formato grandissime personalità e professionalità afroamericane, Platone, Cicerone, Omero,…non sono pensatori o scrittori di grande calibro della classicità, ma suprematisti bianchi démodé. Razzisti, misogini, maschilisti ed aggiungerei (perché non abbondare in questo pattume anacronistico?) anche fascisti, anticlericali, wikka e colonialisti. Assieme a questa iniziativa, pericolosissima, perché derivata dalla cultura alta e ufficiale quale dovrebbe essere quella accademica, l’America del politically correct censura addirittura i lungometraggi Disney! Si era partiti con l’abbattimento delle statue di personaggi storici, si è passati con Howard alla soppressione di una facoltà: lo scopo? Risolvere, dopo anni di lotte, i problemi xenofobici della nazione americana. Questa, forse, davvero suprematista e bianca (si veda il caso dell’occupazione del Campidoglio… ops, ma è un nome di un colle degli antichi Romani!). Ma davvero la risoluzione del razzismo, dell’omofobia, della disparità di genere è la censura?

Leggi anche: Le statue abbattute nella lotta anti-razzista

Le epidemie del nostro presente: l’astoricità del progresso capitalistico e l’ignoranza 

Il divieto alletta, ma anche l’ignoranza: ci rende malati, degenti della patologia del non sapere, e dell’inesperienza. Questa malattia si è fatta largo negli ultimi decenni nella scelta dell’anacronismo: ecco che Cesare diventa un colonialista, Nerone un dittatore antidemocratico, Catilina un revolucionario

L’anamnesi del morbo? La contemporaneità sincronica, così tesa verso il domani da esserne succube. Tutto ciò che non è in linea con il mito del progresso, del progredire civile e culturale, è da mettere al bando, da consegnare ad un’irreparabile damnatio memoriæ. Difficile è, invece, contestualizzare l’idea che gli Ateniesi avevano di democrazia o di tirannide, quella che Platone aveva di omoerotismo o di misoginia, quella che Aristotele aveva di universo e di divinità. Contestualizzare significa calarsi nei panni altrui, significa osservare il mondo da una prospettiva altra.

Nulla è più inclusivo, allora, di un’operazione del genere, che invita a superare le diversità, non contrastandole, ma superandole. Perché gli antichi non sono solo vecchi insensibili ai nostri valori odierni, ma sono le radici dai quali è nata tutta la Storia dell’Occidente, compresa quella americana. Senza di loro non esisterebbe la nostra cultura, con le sue virtuose concezioni e, perché no, anche con le sue brutture. Senza di loro, non esisterebbe nemmeno la democrazia che gli USA desidererebbero “esportare” per il globo; non esisterebbe politica, filosofia, scienza e neppure qualche tecnologia indispensabile oggi! 

Vecchi amici o nemici?

Gli antichi non sono i nemici da punire per le nostre storpiature contemporanee, perché sta a noi, e non stava a loro, modificarle per il meglio. La cura adatta per l’estinzione di malattie quali il maschilismo, l’omofobia, il razzismo, non è la paternalistica nota censoria. È piuttosto l’attraversamento e il sorpasso delle idee degli antichi più lontane dalla nostra sensibilità, attraverso la loro comprensione e, una volta che queste sono state comprese, attraverso il loro ripudio o allontanamento dalla contemporaneità, se necessario. Così come si studia il filosofo Giovanni Gentile e la legittimazione dell’ideologia fascista, per prenderne (velocemente) le distanze. 

Meno Pandora, più Eva: contro l’isteria del politically correct

Così, se il vaso di Pandora è già aperto, visto che i mali che conteneva ci circondano, a nessuno verrà la curiosità di aprirlo. Richiuderlo, una volta ammassateci dentro le malattie che girovagano nel nostro tempo, sarebbe un errore troppo grande, perché inviterebbe altri a riaprirlo. E verrebbe riaperto. Punto e a capo, ci troveremmo davanti all’apocalisse della lotta ai mali della contemporaneità, che anche senza censure e ban di vario genere, sta già voltando pagina in materia etica e sociale. Chi vi parla ne è l’esempio vivente, pur studiando le Lettere antiche. 

Ovviamente è da notare come ad essere soppresso sia stato senza troppi problemi, nonostante le proteste degli studenti americani, un Dipartimento di studi umanistici come quello di Howard, oramai zerbino sotto i piedi di ministri dell’Università e di rettori. La notizia credo che non abbia fatto nemmeno poi tanto scalpore negli “ultracapitalistici” Stati Uniti. 

La speranza rimane, come sempre, sul fondo del vaso, affinché quest’isteria del politicamente corretto si fermi in USA e non approdi da noi in Italia, Paese la cui formazione culturale è da sempre di impronta storicistica. Augurandoci di non seguire gli States a ruota, in questo caso, ci potremo rendere conto magari che mangiare la mela della conoscenza, per noi e per chi non si adeguerà a certe “mode” culturali estranee, non potrà mai essere più gustoso e dolce di così.

Riccardo Stigliano
Articolista di letteratura e di libri. Studente di lettere antiche all'Università di Bari. Alla ricerca dell'aurea mediocritas.

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