Il voguing: dal ghetto di Harlem a Madonna, oltre i falsi miti

L'evoluzione di un fenomeno culturale che nasce come rifugio per la comunità LGBTQ+.

Era il 1990 quando Madonna riscriveva la storia del pop sulle note di Vogue, rendendo eternamente iconico un fenomeno culturale dell’underground newyorkese. Il voguing, però, non è Madonna, non è pop, non è coreografico e non è borghese. Nasce all’incirca negli anni Settanta ad Harlem, un quartiere popolare di New York, attorno alla comunità LGBTQ+ nera e latino-americana. Nasce come rifugio dei discriminati sociali, nella miseria, fame, droga e prostituzione. Nasce come famiglia alternativa per coloro che una famiglia non ce l’avevano più, perché cacciati di casa a causa del proprio orientamento sessuale.

Sono passati quasi quarant’anni dalle sue origini e oggi il voguing sta attraversando un nuovo revival grazie, ma non solo, alle lotte per la liberazione sessuale. Abbiamo quindi deciso di intervistare Andrea Nobili, classe 1995 e laureato in Storia dell’Arte. Andrea è un voguer professionista, allievo della celebre Sofia Ninja della House of Ninja, e insegnante di ballo. Gli abbiamo chiesto di parlarci delle origini del voguing e della sua evoluzione, di come sia diventato uno strumento di identità ed espressione per la comunità queer, attraverso la scoperta dei codici del linguaggio e lo sfatamento di falsi miti.

Voguing e waacking: quando nascono e in cosa differiscono?

Comparare voguing e waacking è come comparare danza classica e hip hop: non hanno elementi in comune. Si accostano spesso perché in Italia sono arrivate nello stesso momento ed essendo due danze di nicchia si fatica a capire quali siano le molteplici differenze. Anzitutto, il voguing nasce a New York, circa dieci anni dopo il waacking, e prende ispirazione dal mondo della moda, il che lo rende una danza altamente estetizzante.

Il waacking, invece, vede le sue origini a Los Angeles e prende ispirazione dal cinema, soprattutto dalle pose e dalla gestualità mimica del cinema muto delle origini, donando a questo stile un’alta teatralità. Infine, differiscono anche per la tipologia di musica adoperata: mentre il voguing si balla sulla house music, il waacking predilige il funky. L’unico punto in comune è che, a differenza delle altre danze urbane, queste nascono entrambe nei club e non per strada. Non a caso, Archie Burnett, un famosissimo vouger e waacker, ha coniato per loro il nome club dance, contrapposto allo street dance.

Che differenza c’è fra ballroom e ball?

Le ball sono le competizioni, chiamate così perché sono nate appunto all’interno delle sale da ballo. La ballroom è invece l’insieme delle comunità che si creano.

Com’è strutturata esattamente una ball?

In queste competizioni ci sono i giudici, i partecipanti, ballerini e non, e il pubblico. Chiamiamo voguing tutto ciò che si balla all’interno delle ball, ma la danza è solo una piccola parte di queste competizioni. La ball ha sempre un tema che va rispettato ed è qui che viene fuori l’artisticità e l’estrosità dei partecipanti che vanno a creare, spesso artigianalmente, il proprio outfit. I partecipanti, inoltre, sono divisi per house, anche se non tutti appartengono a una famiglia, e vougers della stessa non possono gareggiare fra loro.

Quali categorie possono partecipare alle ball?

Le sfide funzionano appunto tramite categorie, non necessariamente appartenenti al mondo della danza, divise in: OTA (Open to all), Women, Female figure, Butch Queen, Male figure, Begginers, ecc. Altre categorie possono essere ad esempio Fashion e Realness dove non si balla, ma si mescolano aspetti artistici e creativi ispirati al mondo della moda e non. Queste categorie nascono inizialmente per motivi legati alla sopravvivenza della comunità LGBTQ+: era importante per un ragazzo gay o una persona transessuale riuscire a passare inosservato per strada al fine di evitare di essere aggrediti.

Nel voguing esistono principalmente tre tipologie stilistiche: Old Way, New Way e Vogue Femme. In cosa variano?

Il voguing nasce dal posing, elemento di tutte e tre le categorie, e dallo shade, ovvero quell’atteggiamento molto altezzoso di voler oscurare l’avversario. Old way è la prima forma di voguing, mentre il new way ne è l’evoluzione, ed entrambe sono le forme più pure e classiche di questa danza. Quando cominciano ad aderire anche ballerini professionisti, spesso di formazione classica, nasce il new way, categoria che mi appartiene, con inserimento di elementi tipici di danza classica e ginnastica ritmica, i quali prevedono delle movenze e fisicità che non tutti hanno. L’elasticità ne è l’elemento fondamentale.

Il minimo comun denominatore fra questi stili è il rispetto dei seguenti tre aggettivi: grace, style and precision. Sono danze eleganti, pulite, precise, estetiche. Contemporaneamente anche le femme queen decidono di formare una propria categoria per rendere più femminile il voguing: il vogue femme. Qui le linee vanno ad ammorbidirsi, si usa molto di più la gestualità delle mani e si mette in primo piano la sensualità femminile.

Le competizioni formali vengono organizzate dalle houses, basate su una forte gerarchia famigliare. Come funzionano e qual è storicamente il loro ruolo?

Le houses nascono a New York negli anni Settanta e successivamente vengono aperti i capitoli in Europa, per i quali vengono scelti dei rappresentanti per la gestione: quello italiano, per esempio, nasce intorno al 2012 grazie alla House of Ninja, la cui originaria mother era Willy Ninja. I gestori dei capitoli vengono chiamati mother o father, sotto i quali troviamo gerarchicamente i prince e princess e infine i kids. L’importanza storica del/la father/mother viene dal fatto che agli inizi questi assumevano dei veri ruoli genitoriali nei confronti dei ballerini, spesso ragazzi gay e transessuali scappati o cacciati di casa e costretti a prostituirsi, salvando innumerevoli vite. Oggi fortunatamente queste realtà sono meno frequenti, ma la mother ha tutt’ora un rapporto affettuoso con i propri kids.

Le houses sono distinte in due categorie: le major houses e le kiki houses. Qual è la tua e in cosa differiscono l’una dall’altra?

Le competizioni si dividono in circuiti: le major ball e le kiki ball. Nelle major gareggiano le major houses, quindi le case storiche con una forte credibilità, mentre nelle kiki ball gareggiano le kiki houses, ovvero delle famiglie più piccole e attive più a livello provinciale. Io personalmente non appartengo a nessuna house, sono un OO7.

C’è una giuria e come avvengono le selezioni durante le ball?

La giuria è composta da un indefinito numero di persone, l’importante è che sia sempre dispari. Vi è una preselezione chiamata ten’s, ovvero quel momento in cui si decidono gli effettivi gareggianti tramite una selezione iniziale: se tutti i membri della giuria, all’unanimità, danno il “ten” alla performance allora si entra effettivamente in gara. Si giudica l’outfit che deve essere conforme al tema della ball, gli elementi tecnici della propria categoria, ma soprattutto la propria personalità. Non vi è un limite di partecipanti, né un limite di tempo per la propria performance a differenza dei classici contest. Storicamente i voti venivano dati su foglietti di carta, ma ora non funziona più così.

È vero che inizialmente le donne non venivano ammesse?

È un falso mito. Certo, inizialmente non erano viste di buon occhio perché il vouging nasce come posto sicuro per la comunità LGBTQ+, e di conseguenza vedevano la presenza femminile come non necessaria, essendo loro delle “privilegiate” della società rispetto a una donna transessuale o una donna nera.

Quanto è cambiato il voguing negli ultimi quarant’anni?

Negli ultimi quarant’anni è cambiata soprattutto la comunicazione: ora si sa cos’è il voguing. Madonna lo ha fatto scoprire al mondo, ma lei stessa l’ha scoperto solo andando dall’Upper East Side nel Bronx a vedere le ball. Grazie alla sua popolarità e in seguito al suo video la gente ha cominciato a interessarsi a questa disciplina artistica. È cambiato anche il numero di eventi: prima c’era circa una ball all’anno, mentre ora ce n’è una al giorno.

Oana Ochiana
Historian of Art and History of Religion student

Popolari

“Crudelia” e la crudeltà di essere giudicata normale

Il nuovo film della Disney "Crudelia", interpretato da Emma Stone, è un inno all’anticonformismo punk nella Londra anni Settanta.

“Promising young woman”: il film che smaschera tutti i volti della rape culture

Vincitrice dell'Oscar per la migliore sceneggiatura originale, Emerald Fennell parla di un tema caldo e lo fa in modo non scontato.

“Un cazzo ebreo”, il libro più cringe e provocatorio del 2021

Non il solito libro sull'Olocausto: la portata civica del racconto di Katharina Volckmer per "La Nave di Teseo".

Guarda

00:51:07

Il cielo sopra Torino: intervista a Hiroshima Mon Amour

Per Ulai Talks raccontiamo il punto di vista dei lavoratori dello spettacolo, tra i più colpiti dal fermo delle attività causa pandemia. Guarda l' intervista a Fabrizio Gargarone, direttore artistico di Hiroshima Mon Amour (Torino).
00:41:06

25 anni a tutto volume: la storia del New Age Club

I ricordi e le visioni future di Gabriele Vian, mente e cuore dello storico locale di Roncade (Treviso).
00:11:48

Ulai Talks: video-intervista agli Allen @Arcella Bella

Gli Allen, duo di producer e musicisti originari di Vicenza, protagonisti di una nuova puntata di Ulai Talks.

altro di ulai

“Crudelia” e la crudeltà di essere giudicata normale

Il nuovo film della Disney "Crudelia", interpretato da Emma Stone, è un inno all’anticonformismo punk nella Londra anni Settanta.

15 brani consigliati da 15 artisti per la Giornata Mondiale del Vento

Da consumarsi preferibilmente cantando a squarciagola in macchina.

Just Art, «anche l’anima va sfamata»: intervista allo street artist Sirante

La street art è creata per raccontare una storia, promuovere un'idea, illustrare una cultura,...

Solo gli artisti sopravvivono: Beatrice Migliorati e la fotografia come atto

La fotografia è un atto d'amore e come l'amore modifica il prima e il dopo: un podcast con l'artista visiva bresciana Beatrice Migliorati.

La cantante e designer lituana Popa ci racconta la sua Psicomagia

"Psicomagia" è il nuovo singolo della cantante lituana Popa: tra la leggerezza degli anni del boom e le crisi esisteziali post-pandemiche.

Intervista a Cecco e Cipo: da X Factor all’isola di Baffin parliamo d’amore

Irriverenti e romantici: Cecco e Cipo tornano con un nuovo singolo che parla d'amore e di una cartolina della Groenlandia.

Walkman #4 – My Girl Is Retro

In uscita con il nuovo singolo "Corallo", My Girl Is Retro compone per noi una playlist avvolgente e riflessiva, come la sua musica.

6 album freschi freschi da ascoltare questa settimana

Una selezione di uscite dal respiro internazionale che proprio non potete farvi scappare.

La filosofia del ramo: l’arte di Iside Calcagnile in un nuovo podcast

Dalla pittura all'installazione che si serve di elementi naturali, Iside Calcagnile ci racconta il suo essere artista e la sua ecosofia.