“Un cazzo ebreo”, il libro più cringe e provocatorio del 2021

“Un cazzo ebreo”, il libro più cringe e provocatorio del 2021

Non il solito libro sull'Olocausto: la portata civica del racconto di Katharina Volckmer per "La Nave di Teseo".

Non il solito libro sull'Olocausto: la portata civica del racconto di Katharina Volckmer per "La Nave di Teseo".

Non è il solito libro sull’Olocausto, ed a farcelo intuire è il dissacrante e schietto titolo: Un cazzo ebreo. Pubblicato da La nave di Teseo, il romanzo della scrittrice tedesca Katharina Volckmer è stato da poco tradotto nella nostra lingua e ha già conquistato le vette delle classifiche di tutto il mondo, risultando come un felice e provocatorio (a tratti disturbante, o come si dice oggi, cringe) libro della contemporaneità.

Una tedesca emigrata a Londra deve cercare di fare i conti con le responsabilità dei singoli, delle comunità, degli Stati del globo, sulla grande Storia. Quasi come fosse uno stupro (per cui il titolo del romanzo ben si addice a tanta carnalità), la protagonista tenta, pagina dopo pagina e riflessione dopo riflessione, di rimarginare le ferite di una vicenda personale che si intreccia, costantemente, con una macrostoria mondiale. Proprio quello che ci voleva in un’epoca che vede il tempo come una linea dritta, tesa verso il progresso. Questo romanzo ci insegna, invece, a ripensare il nostro tempo, elicoidale, circolare e di facile ritorno, come un gigantesco boomerang. L’anonimità della protagonista – in cui è facile, a mio avviso, intravedere un alter ego della scrittrice di origini tedesche, ma redattrice a Londra – ricalca quella delle vittime della Shoah, private, per l’appunto, di una qualche identità. 

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Tra fantasie erotiche (quasi eretiche) inconfessabili, ma adesso venute a galla in uno studio medico londinese con un confidente eccezionale, ebreo per giunta, la nostra eroina contemporanea ci racconta la sua resa dei conti con la società del nuovo millennio, dimentica di ogni memoria storica, quindi fragile e senza un futuro chiaro e inequivocabile. 

Amando un ebreo, la protagonista crede di poter ricucire le piaghe di un passato che scotta e brucia, tanto che ancora oggi un libro del genere, così antifascista, ha trovato difficoltà a scovare un editore in Germania. E tutto ciò, mentre in giro per l’Europa sembrano risorgere dalle loro ceneri movimenti di rifondazione nazifascista. Un’azione culturale, quella della Volckmer, apparentemente distruttiva di ogni farsa sociale e culturale contemporanea, ma sostanzialmente costruttiva, dall’alto valore civile. Dissacrare il nemico, demonizzare il mostruoso ed il pericoloso è il primo atto per superarlo e distruggerlo: questo vuole fare Un cazzo ebreo.

Il fatto che si abbia una qualche difficoltà a mandare giù temi così disturbanti, a detta di alcuni “volgari” o “troppo radicali”, è, invece, segno che qualcosa nel nostro tempo stia andando storto: ricordiamo che non poter trattare con leggerezza e spensieratezza certi argomenti gravi e seri è segnale tangibile che la libertà di espressione oggi si trovi in uno stato critico. Un cazzo ebreo e la sua geniale autrice, al contrario, sono il rimedio a questo male incurabile che è la degradazione morale, sociale, civile di un oscurantista presente e di un oscuro futuro.

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