Questa fotografa vi farà capire che amare le persone non è affatto secondario

Questa fotografa vi farà capire che amare le persone non è affatto secondario

Ci sono fotografi affascinati dalle persone, e fotografi a cui piace semplicemente applicare la regola dei terzi. Elena Orta appartiene alla prima di queste categorie.

Elena Orta è una fotografa italiana che vive e lavora ad Amsterdam. Ciò che traspare maggiormente dalle sua fotografia è l’amore per i soggetti, la capacità di cogliere in modo sincero e limpido, il loro carattere. Elena si definisce una persona empatica, e senza dubbio lo è, perchè ha quella straordinaria capacità, che nessuno insegna, di interpretare gli stati d’animo. I giochi di luce, le pose spontanee, gli sguardi interrogativi, si susseguono nelle sue fotografie regalandoci la possibilità di accedere ad altrettante personalità. 

Elena Orta, fotografa italiana

Ciao Elena, usa una sola frase per dirci che sei. 

Non perdo mai l’entusiasmo.

Quando hai capito che la fotografia era così importante per te?

La fotografia ha sempre fatto parte della mia vita, ricordo le “usa e getta” nella mia infanzia, e la prima fotocamera regalatami da un’amica di famiglia con cui uscivo a fare foto durante gli anni del liceo. Ho capito però la sua reale importanza soltanto quando ho deciso di interrompere la focoltà di architettura all’inizio del quarto anno di studi per poter dare il giusto spazio a ciò che realmente amavo. Scelta azzardata? Assolutamente sì! Ma mi ha portato a tante cose belle, anche solo pensare a quante persone ho conosciuto e con cui ho stretto amicizia, mi sono circondata di artisti di ogni tipo, da fotografi a musicisti!

Cosa ti ha portato ad Amsterdam? Cosa ti sta “dando” la città in termini fotografici?

Sicuramente l’amore e la voglia di mettermi alla prova, il desiderio di confrontarsi, di alimentare la creatività con una realtà diversa, in una città piena di opportunità ed arte. Amsterdam, soprattutto in questo periodo, mi ha aiutata molto a sentirmi più serena. Le immagini quotidiane, i colori, il forte impatto della natura, mi hanno portata a riflettere molto sulla mia fotografia, su cosa voglio improntare il mio futuro percorso artistico. In poche parole, mi sta dando una maggiore consapevolezza.

Cosa cerchi in chi fotografi e come riesci ad instaurare il giusto rapporto con i modelli?  

Non vado alla ricerca di uno standard di bellezza, sono i dettagli, le particolarità, che mi ispirano ad immaginare il tutto in una determinata scena, con una determinata luce. Il rapporto che ho avuto fino ad ora con i modelli è sempre stato molto umano, poi c’è da dire che sono una persona molto empatica.

Cosa ti attrae della fotografia analogica? 

Scatto sia in analogico che in digitale, ma quando sento il bisogno di ricerca, mi affido all’attenzione che la fotografia analogica richiede. Gli scatti sono limitati, c’è un rapporto diretto tra luce e supporto sul quale viene impressa, di conseguenza il processo artistico è totalmente differente, lo vivo in maniera introspettiva.

Uno dei tuoi progetti fotografici si chiama Be Woman. Pensi che l’essere donna sia un vantaggio o uno svantaggio per chi intraprende la carriera fotografica?

Dato che viviamo in un mondo in cui le differenze di genere sono molto radicate nella struttura sociale e culturale, l’appartenenza ad un genere determina sostanzialmente il “cosa si può ottenere e con quanta difficoltà”. Dunque essere una donna non è vantaggioso o svantaggioso di per sé. Semplicemente la società pone molti più ostacoli davanti alle donne che non davanti agli uomini. 

La mia visione del mondo è quella in cui ogni persona dovrebbe avere la possibilità di contribuire ed esprimersi (ed avere uguali meriti) a prescindere da razza, religione, genere, orientamento sessuale, classe sociale. C’è da dire però che i social media hanno offerto e possono continuare ad offrire in maniera positiva un’opportunità verso questa direzione, in quanto c’è una diretta visione del contenuto a prescindere da tutti gli aspetti che potrebbero portare alla discriminazione.

Spiegaci quanto è strana la primavera 2020 e come te la stai vivendo, anche in termini fotografici.

E’ un periodo senza precedenti. Ci ritroviamo tutti a non saper gestire le cose, ciò che avevamo programmato, gli obiettivi da raggiungere. È tutto slittato, ri-adattato, per non parlare dei carichi emotivi. Ci sono giorni difficili, ma l’arte mi sta aiutando ad affrontarli. Attualmente vivo in un appartamento di una pittrice e ci sono molti libri di artisti che mi piace sfogliare. Sto guardando molti film d’autore, e cercando di approfondire lo studio di fotografi che hanno segnato i decenni precedenti. Mi capita di schizzare, raccogliere pensieri o cose che leggo. Fotografo, sì certo. C’è una luce meravigliosa, mi ispira a concentrarmi sulle piccole cose, scorci, ed anche su momenti teneri che vivo con il mio compagno.

Quali sono i temi che vorresti continuare (o iniziare) ad esplorare in futuro?

Questa è una bella domanda. In tutto il mio percorso fotografico, la costante che noto è l’amore che sento attraverso le persone, in tutte le forme. I gesti di tenerezza. L’intensità di uno sguardo.  Fotograferei questo per sempre, amo davvero farlo. Ciò che però nell’ultimo periodo mi preme fare, è avvicinarmi alle tecniche di stampa. Sento davvero il bisogno di dare maggiore spazio a questo aspetto della fotografia.

Immagini courtesy of Elena Orta (Photovogue)

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