Il fotografo della terapia intensiva: Paolo Miranda

Il fotografo della terapia intensiva: Paolo Miranda

Ha un suo portfolio personale su Photovogue dove raccoglie fotografie di ritrattistica e reportage, ma è diventato famoso sul web grazie agli scatti di infermieri e medici dell’Ospedale di Cremona.

L’incontro con la fotografia è avvenuto in modo piuttosto fortuito. Un giorno del 2016, quando ancora vive nella sua casa in Toscana, Paolo prende in mano per la prima volta la reflex che gli ha regalato a sua moglie per la laurea, e inizia a fotografare i paesaggi bucolici della campagna. Da quel momento non ha più smesso. Dopo aver notato il suo account Instagram, incuriositi dai suoi scatti, abbiamo voluto porgli alcune domande.

Non è consuetudine vedere scatti realizzati da un infermiere, un medico o un operatore sanitario “in prima linea”. Da dove ti è venuta l’idea?

La fotografia è la mia più grande passione. Normalmente fotografo nel tempo libero, la uso come valvola di sfogo e come mezzo per esprimere le mie emozioni, i miei stati d’animo. Credo che la fotografia abbia una potenza comunicativa molte volte superiore alle parole. In questo periodo, visto che di tempo libero non ne ho avuto tanto e comunque non potevo uscire, mi è venuta l’idea di usare la fotografia per documentare questa emergenza. Quando mi son reso conto della gravità della situazione ho chiesto alla direzione la possibilità di fotografare ciò che stava accadendo e da lì è iniziato tutto.

Fotografando i tuoi colleghi nei momenti più difficili, che sensazioni hai provato?

Da un lato ho vissuto sensazioni sconfortanti, siamo stati messi a dura prova da questo nemico invisibile e che inizialmente non conoscevamo. Allo stesso tempo però sono stato felice di immortalare dei momenti difficili in modo da avere memoria di tutto ciò e anche orgoglioso, in quanto le mie foto hanno fatto il giro del mondo.

Infermiere disperate per il lavoro all'interno del reparto Covid.

I colleghi e i pazienti immortalati si sono prestati senza problemi ai tuoi scatti?

Inizialmente è stato strano, non siamo abituati a questa visibilità. Quando poi anche le altre persone hanno capito l’entità di questa “catastrofe” e che siamo in un nuovo periodo storico, non hanno avuto nulla in contrario a farsi fotografare. Anzi a volte mi viene proprio chiesto di fare delle foto. Anche i pazienti erano felici di farsi immortalare per dare comunque una speranza a chiunque, come loro, si trovasse in difficoltà.

Reparto Covid terapia intensiva: pazienti usano il tablet

Hai qualche fotografo o artista di riferimento?

Ce ne sono tanti che amo e a cui mi ispiro, mi viene difficile fare un solo nome. Mi vengono in mente Josef Koudelka, Sebastião Salgado, Letizia Battaglia, Don McCullin, August Sander, Robert Frank e molti altri.

Mi sbaglio o il tuo soggetto preferito è il volto delle persone?

No non ti sbagli affatto, la trovo una cosa così intima fare un ritratto e mi gratifica il fatto che una persona si presti come soggetto delle mie foto. Prima dello scatto mi piace sempre conoscere la persona, parlarci. In questo caso mi è stato più facile perché conoscevo già i miei colleghi.

Qual è il tuo progetto a cui ti senti più emotivamente legato?

Sono anni che vivo lontano dalla mia città nativa. Ogni volta che ci ritorno mi vedo con degli amici, andiamo in giro a fotografare i mille volti del centro storico. È un progetto a lungo termine anche perché non vivendo lì devo approfittare delle volte che ritorno a casa per far visita ai miei genitori. Un giorno spero di fare una mostra sui miei scatti di Napoli.

Cosa credi penserai quando, tra qualche anno, rivedrai le vecchie foto scattate “ai tempi del Covid”?

Di sicuro mi verrà in mente un periodo della mia vita non facile, pieno di tanti sacrifici, paure e limitazioni, ma anche di ricordi sereni, come ad esempio il bel rapporto instaurato con i miei colleghi che avevamo già prima, ma che in questa situazione si è rafforzato.

Colleghi di Paolo Miranda, fotografo del reparto Covid
Malato Covid all'interno del reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Cremona.

Paolo Miranda: Portfolio

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