Intervista a Marta Bevacqua: essere una fotografa di moda a Parigi

Intervista a Marta Bevacqua: essere una fotografa di moda a Parigi

Dai progetti personali ai servizi fotografici per Marie Claire, Elle, Vogue e Dior.

Dai progetti personali ai servizi fotografici per Marie Claire, Elle, Vogue e Dior.

Marta Bevacqua è una fotografa italiana attiva a livello internazionale. Nata a Roma e cresciuta nella campagna circostante, ha iniziato a fotografare durante le superiori, finché la fotografia non è diventata prima una passione, poi un lavoro. Nel 2012 partecipa a Photissima Art Fair alla Biennale di Venezia e vince il People’s Choice Award di Artist Wanted pochi mesi più tardi. Dal 2014 vive a Parigi, dove lavora per importanti riviste e marchi come Marie Claire, Elle, Vogue, Dior, Vichy e Samsung. In ambito video ha diretto clip per Asaf Avidan e Benjamin Biolay. È rappresentata dall’agenzia fotografica parigina Open Space Paris.

Lo stile fotografico di Marta Bevacqua coniuga l’introspezione e il mondo fashion. La spontaneità delle pose e la grazia dei soggetti, catturano lo spettatore in modo delicato e sincero. Ad interessarla è soprattutto l’universo femminile, rappresentato nella sua bellezza eterea e senza tempo, al di là dell’abito indossato. L’abbiamo intervistata per farci raccontare qualcosa di più di come la passione per la fotografia l’abbia portata a raggiungere i suoi traguardi.

Marta Bevacqua: ritratto donne nere

Quando hai iniziato a fotografare a livello professionale? 

Non so dire esattamente quando è cominciata, perché è successo pian piano. Già lavoravo un po’ in Italia, ma è da quando sono a Parigi che lavoro in modo stabile, quindi potrei dire dal 2014, anche se le cose sono arrivate, appunto, passo dopo passo. 

Quali sono i tuoi principali riferimenti in ambito fotografico e cinematografico?

Ne ho parecchi, comunque sicuramente Paolo Roversi, Tim Walker e Harley Weir in ambito fotografico, e per quanto riguarda il cinema, adoro la fotografia nei film di Tarantino, Wes Anderson e molti altri.

Come ti sei avvicinata al linguaggio video? 

In realtà è successo per caso. Ho conosciuto un direttore della fotografia a Parigi, nel 2016, che mi ha proposto di fare un primo progetto video insieme. Lì per lì non sapevo nemmeno cosa rispondere, dal momento che non ci avevo mai pensato e non mi ero mai vista come regista. Ho voluto comunque provare e mi è piaciuto dal primo istante. Da lì ho iniziato a realizzare altri progetti personali, fino ai primi clip e fashion film.

Da quanto tempo e perchè ti trovi a Parigi?  

Sono a Parigi dal 2014. Mi sono trasferita perché volevo lavorare soprattutto nella moda, ed essendo di Roma, purtroppo, c’era poco o niente. Piuttosto che andare a Milano, ho pensato di fare un’esperienza all’estero e vedere cosa e dove mi avrebbe portata. Ho trovato molto più di quel che cercavo inizialmente e sono ancora qui!

Hai lavorato per importanti marchi e magazine di moda. Quali sono le principali difficoltà che hai incontrato (se ce ne sono state)? 

La difficoltà maggiore è riuscire a mantenersi fedeli al proprio stile, nonostante le esigenze del marchio o del magazine. Alcune volte ti danno molta fiducia, altre invece devi eseguire quel che ti viene richiesto. Quando l’esigenza del cliente e il tuo stile coincidono è la cosa migliore e ovviamente il risultato è sempre assicurato. Più vado avanti, comunque, e più mi lasciano libera, e di questo sono molto contenta.

Cosa ti affascina di più del tuo lavoro? 

Il fatto di non avere una routine. Non riuscirei a immaginare la mia vita diversamente. Ogni giorno è diverso dall’altro, così come ogni progetto su cui lavoro.

A quale genere fotografico ti senti più affine?

Lavoro principalmente nella moda, ma realizzo anche molti progetti personali. Probabilmente direi la moda, ma quando si fa più artistica ed è possibile creare qualcosa di bello, a prescindere dal prodotto che si deve vendere.

Se dovessi scegliere una colonna sonora perfetta per le tue fotografie, quale sarebbe?

È molto molto difficile, perché vado a periodi con la musica, e in quei periodi ascolto un unico brano a ripetizione finché non ho voglia di vomitare ahahah. Sui due piedi, direi le colonne sonore di film e, ultimamente, Moby.

Immagini courtesy of Marta Bevacqua (Website | Instagram)

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