Le fotografie concettuali di Mauro Serra: tra studio della percezione e provocazione

Cosa succede quando un neuroscienziato diventa fotografo?

Mauro Serra è un fotografo italiano con un background da neuroscienziato che lo porta a rifiutare un utilizzo delle immagini puramente decorativo. Dallo still life al ritratto, i soggetti di Mauro Serra provocano o fanno riflettere, conquistano o infastidiscono. Ma soprattutto, abbracciano l’intento concettuale senza perdere di valore estetico, anche quando si tratta di soggetti banali. «E’ così che una gamba mozzata di una bambola diventa un oggetto lussuoso o il volto truccato di un veterinario in pensione diventa veicolo di gioco e vanità.» Scopriamo di più in questa intervista.

Spiegaci come da neuroscenziato sei diventato fotografo. Amiamo i percorsi (apparentemente) non lineari e raccontarli.

Ho sempre avuto un’indole artistica e creativa: da bambino ho iniziato con il disegno, poi a dipingere e da adolescente suonavo la chitarra. Per quanto me la cavassi in tutte queste cose, non sono mai sfociate nel talento. Della fotografia non mi importava nulla e per questo ho iniziato a fotografare molto tardi, dopo il triennio dell’università. Da quando ho scoperto la fotografia, però, mi sono da subito accorto che scattare mi riusciva davvero bene e anche con facilità ed era l’unica cosa nella quale crescevo esponenzialmente pur facendola nei ritagli di tempo, perché ovviamente ero impegnato in altro. Una volta terminato il dottorato mi sono sentito perso perché non sapevo quale strada percorrere, ma allo stesso tempo provavo gratitudine per aver scoperto il mio talento, cosa non banale. Per cui ho deciso che non potevo occupare il 90% del mio tempo facendo qualcosa di cui non ero veramente appassionato e dedicare ad essa solo il 10%. Così ho deciso di fare il fotografo per lavoro.

Qual è la finalità della tua fotografia e quanto è importante la padronanza tecnica nel raggiungimento di tale finalità?

Il fine ultimo della mia fotografia è quello di provocare l’osservatore e farlo riflettere su temi socialmente importati quali il concetto di estetica, cibo, cura della persona, percezione, tradizione e innovazione. Cerco di creare immagini di forte impatto estetico e altrettanta valenza concettuale, rappresentando in maniera estroversa ed inusuale soggetti comuni. La padronanza della tecnica è importantissima nella misura in cui è funzionale a quello che si ha da dire, la tecnica da sola non serve a niente. Ho sempre trovato inutili i virtuosismi, anche nella musica: milioni di note suonate al secondo da un virtuoso metallaro non hanno lo stesso valore di tre note suonate con sentimento da un vecchio bluesman.

Qual è l’idea che sta dietro alla serie Il pesce non è carne?

Il pesce non è Carne può essere definito come spin off di un altro progetto fotografico partorito da me e Lucia Del Pasqua che si chiama NUDOls. Il pesce non è Carne è una riflessione sul fatto che molti vegetariani fanno eccezione per il pesce, ma anche il pesce è fatto di carne, è vivo e vegeto tanto quanto un tenero agnellino o un coniglietto che tutti i vegetariani si prodigano a difendere a spada tratta, quindi solo perché non è dolce e carino e perché non cammina a quattro zampe può essere soggetto ad eccezioni? Attenzione, con questo non vogliamo entrare nel merito dell’etica dell’essere vegetariani o meno, io non sono vegetariano, Lucia lo è ma non per motivi etici. Con questa serie vogliamo solo rappresentare che anche il pesce è fatto di carne.

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Mauro Serra, Il pesce non è carne

Perché nella serie di scatti How Barbie Died, hai letteralmente fatto morire Barbie?

How Barbie Died nasce da un tentativo fallito, perché precoce, di creare uno storytelling dal sapore noir sulla bambola più amata – fatta amare – al mondo. Dopo il compleanno di Barbie e la massiccia comunicazione sulla bodypositive, abbiamo (ri)fatto a pezzi l’icona estetica e ludica annegandola, seppellendola, travolgendola con il cibo, perché Barbie, semplicemente, non deve essere un’icona estetica.

Lavori anche in ambito pubblicitario: che differenza c’è tra un progetto personale e uno su commissione? Scendi mai “a compromessi” laddove ti devi rapportare con un committente?

Nei progetti personali si è sicuramente più liberi di esprimersi. Mi piace anche lavorare su commissione, avere dei paletti stimola la creatività. A volte si ha l’opportunità di lavorare per clienti che ti lasciano ampi margini ed è divertente perché puoi aiutarli ad esprimere in maniera creativa il loro concetto. È quello che facciamo io e Lucia Del Pasqua con Lovoisodo, la nostra non agenzia pubblicitaria. Altre volte, invece, si hanno di fronte dei clienti meno aperti alle novità o aperti al rischio e non capisci neanche perché abbiano scelto te se non vogliono minimamente il tuo apporto. Ecco, in questi casi è necessario scendere a compromessi per accontentare le esigenze del cliente, dal momento che per alcuni brand la loro identità visiva non può variare e anche questo va capito.

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Mauro Serra, Villa Ascenti

Per presentare la serie di ritratti Jade, a mio parere molto potente, scrivi: Beauty is a matter of sensibility. Cosa intendi?

Credo che un soggetto, si tratti di un utensile, un sedere o una persona, può essere rappresentato in maniera fine o estremamente volgare, e ciò non dipende dal soggetto in sé, ma dalla sensibilità di chi lo sta rappresentando in quel momento.

I concetti veicolati dalla tua fotografia sembrano intrisi di letteratura e filosofia: quali sono gli autori che più ti hanno influenzato in questi ambiti?

Il trascorso in neuroscienze incide molto sui concetti che veicola la mia fotografia. La percezione intesa non solo in senso visivo ma anche in base a come ogni persona (o il suo cervello) interpreta ciò che ha di fronte, mi ha da sempre affascinato molto. Autori dai quali traggo ispirazione o di cui condivido il pensiero sono: Oliver Sacks, Roland Barthes, Augusto Pieroni. Per quanto riguarda i fotografi attualmente mi ispiro a Martin Parr, Maurizio Di Iorio, William Eggleston e Stephen Shore.

Hai mai avuto paura di non essere capito?

No, piuttosto mi spaventa non riuscire a raggiungere uno status grazie al quale sempre più persone possano interessarsi a quanto ho da dire.

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Mauro Serra, This isn’t a man’s world

Immagini di Mauro Serra: Website

Nicole Chioccariello
Più nouvelle vague, meno nouvelle cuisine. Vivo a Padova, dove lavoro come videomaker e content creator.

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