Dove nascono le idee – A casa di Tigri

Dove nascono le idee – A casa di Tigri

Nel cuore di Loreto a Milano, vive TIGRI, atipico cantautore della scena indipendente che ha di recente pubblicato un nuovo singolo "Geisha".

Continua la rubrica Dove nascono le idee. Nel cuore di Loreto a Milano, vive TIGRI, atipico cantautore della scena indipendente che ha di recente pubblicato un nuovo singolo dal titolo Geisha. Un’introduzione ad un mondo dove convivono folk, soul e R’n’B, flussi di coscienza e ritornelli melodici diretti, ingredienti diversi, a volte in contrasto, come in una relazione. La Geisha è infatti è una figura salvifica in grado di assorbire la depressione del Samurai e tollerare quello che il Samurai non riesce. Il brano esplora così, con un dualismo di generi e ruoli, il tema del supporto reciproco che si stabilisce nelle relazioni, dove a volte siamo Samurai, altre volte Geishe.

TIGRI è proprio questo: unire da una parte la tradizione della canzone italiana d’autore e dall’altra parte un eclettismo di suoni e arrangiamenti di generi diversi tra loro. I testi nascono invece da esperienze personali, filtrate da uno stile in bilico tra la metafora barocca e la descrizione cruda di eventi e situazioni. Abbiamo voluto capirlo meglio, e siamo stati a casa sua. 

L’ultima volta che hai visto Le Samurai? E perchè ne tieni un poster in casa?

Ciao! L’ultima volta che l’ho visto sarà stato meno di sei mesi fa, lo vedo almeno una volta all’anno perché è uno dei miei preferiti. È un film fantastico, al suo interno ci trovi tutto: scene d’azione, riflessioni filosofiche, psicologia e romanticismo. E poi è un film costruito per affascinare chi lo guarda, e ammetto con candore di subire questo fascino senza troppa resistenza, dato che ho sempre avuto passione per i film noir di cui Le Samouraï è il capostipite. Appendere un poster in casa mi sembrava il modo giusto per rendere tributo a questa mia passione.

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Da quanto tempi vivi qui? E com’è Milano in questo periodo assurdo?

Vivo in questa casa da 2 anni circa, è la terza che abito da 4 anni in cui sono a Milano. Direi che la pandemia ha reso la città un luogo controverso: se togli le possibilità di svago, i locali, i concerti, le persone nuove che puoi conoscere, capisci che vivere a Milano per stare a casa tutto il tempo perde di senso. Ammetto di aver provato più volte anche io un desiderio di fuga, un ritorno alla “campagna”, come molti altri d’altronde hanno vagheggiato. Speriamo che tutto torni come prima, anche se temo che di qualcosa resteranno solo le macerie.

Ti sei mai addormentato sul balcone? A che pensavi?

Spessissimo. La fortuna di un terrazzo al quinto piano è che sei già abbastanza in alto per non sentire buona parte dei rumori della città. Normalmente se mi addormento con facilità è perché sono sfinito di stanchezza oppure perché non sto pensando a qualcosa di specifico, se devo essere sincero. Piccolo aneddoto divertente: durante lo scorso lockdown mi è capitato abbastanza spesso di fare day drinking con la mia ragazza (con la quale convivo) e testare tutte le app di wine delivery. Quindi sicuramente mi sarò addormentato dopo una bottiglia di prosecco in due alle 3 del pomeriggio.

E’ qui che è nato il brano Geisha? Quando?

In realtà Geisha è nata 10 anni fa, mentre facevo il pendolare Novara-Milano-Novara per frequentare l’università. Sul treno scrivevo le parole, a casa le mettevo in ordine musicalmente. Essendosi trattata di una lunghissima gestazione, questa è la casa in cui l’ho finalizzata, quindi è il luogo in cui ho preso le decisioni definitive (cioè quelle più difficili) assieme allo studio di registrazione.

Perchè ti è così caro il tema della mascolinità tossica?

Perché è alla base di molte infelicità mie e altrui. Per anni – e tuttora, se non ci faccio caso – ho forzato alcuni atteggiamenti, che vanno dal linguaggio al modo di trattare gli altri, soltanto perché esiste un codice di comportamento al quale dobbiamo attenerci per essere sicuri che il prossimo ci riconosca come “maschi”. È necessario fare i duri a tutti i costi? Nascondere i tratti più fragili perché poco maschili? Chi lo dice? Secondo me è importante rendersi conto che non sono questi modi di essere a tutelarci, anzi ci portano spesso in situazioni difficili: Geisha è basata su una relazione nata su questi presupposti e naufragata per i medesimi, dopo la quale ho cominciato a realizzare che non aveva senso recitare una parte.

Cosa ti manca di Roma? E di Novara?

Provo sentimenti contrastanti per entrambe le città. Ogni volta che mi sono trasferito l’ho fatto in maniera molto impulsiva, principalmente perché non ne potevo più di determinati aspetti della mia vita. Quindi la mia posizione “ufficiale” sarebbe quella del no remorse, no regrets. Nella realtà dei fatti però faccio fatica a “staccarmi” dalle cose e dai luoghi, e poi è vero che ci accorgiamo delle cose che avevano valore quando vi rinunciamo. Ad esempio di Roma mi manca il fatto che è una città che dà da mangiare a tutti i suoi figli senza guardarli in faccia, senza giudicarli. E poi per me che ho un accento incredibilmente nordico, era bello essere considerato “esotico”. Quello che mi manca di Novara, la mia città natale, è invece qualcosa di più primitivo: lì ho l’80% dei miei affetti, i luoghi della mia adolescenza, i primi momenti di formazione. Per quanto cerchi di minimizzarli, restano fondamentali.

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