Il cielo sopra Torino: intervista a Hiroshima Mon Amour

Guarda l'intervista a Fabrizio Gargarone, direttore artistico di Hiroshima Mon Amour (Torino).

In questa puntata di Ulai Talks diamo spazio al punto di vista dei live club e dei lavoratori dello spettacolo, tra i più colpiti dal fermo delle attività culturali e produttive causato dalla pandemia. Abbiamo parlato con Fabrizio Gargarone, direttore artistico di Hiroshima Mon Amour, live club torinese che vanta 35 anni di attività con una media di quattro concerti ogni settimana e un incredibile varietà di artisti italiani e internazionali. 

Fabrizio è una persona che parla in maniera diretta andando senza reticenze direttamente al cuore delle questioni. Fin dall’inizio di questa intervista ci tiene a ribadire le motivazioni che muovono una realtà come l’Hiroshima. La prima cosa che viene messa in discussione è l’approccio forse un po’ riduttivo che hanno avuto le istituzioni verso il mondo della musica e della cultura, che si riassume nella non felicissima frase dell’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel suo celebre discorso sul Decreto Rilancio: «Abbiamo un occhio di attenzione per i nostri artisti che ci fanno tanto divertire».

La frase è suonata a molti come una riduzione dell’artista a mero intrattenitore, un ruolo accessorio, la vecchia figura del giullare, sminuente e umiliante. Su questo però ci siamo anche interrogati per capire se non ci sia una nostra incapacità nel comunicare il valore del lavoro svolto dagli artisti. Abbiamo parlato di come vivere l’eccezionalità di questo anno di pandemia e di come trovare dei modi per tornare gradualmente a una normalità. Abbiamo scoperto insieme come partendo da fare il docente di critica pittorica si può arrivare a programmare un concerto degli Einstürzende Neubauten o di Vinicio Capossela con Marc Ribot e Shan MacGowan.

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