Il Geometra: la band di culto torna con un nuovo brano e si racconta

Il Geometra: la band di culto torna con un nuovo brano e si racconta

Novità dalla scena indipendente umbra: il nuovo singolo di Il Geometra tratteggia la storia di tre madri, tra il sacro e il profano.

Novità dalla scena indipendente umbra: il nuovo singolo di Il Geometra tratteggia la storia di tre madri, tra il sacro e il profano.

Il Geometra torna con Per tutte le madri a distanza di 6 anni dall’album Ultimi e a 7 anni esatti da Marie Curie, singolo d’esordio che ha lanciato il terzetto umbro come realtà di culto nella scena cantautorale indipendente. Il brano è un “acquarello” che attraverso semplici ma profonde suggestioni racconta la storia di tre madri.

La madre di Cristo, la madre di un partigiano (o qualsiasi militare, non fa differenza) e la madre di un ragazzo morto nelle mani delle forze dell’ordine, all’esito di un abuso di potere. Al netto delle differenze evidentemente correnti tra gli scenari descritti, resta l’amore incondizionato – più forte della morte – che unisce visceralmente ogni figlio al ventre che lo ha generato.

Da dove nasce il nome della vostra band?

Scriviamo e suoniamo musica molto italiana (che questo sia un bene o un male non siamo noi a deciderlo ovviamente) e riteniamo che non esista nel nostro Paese una figura più “italiana” del geometra. In buona sostanza, eravamo e siamo convinti di descrivere un campo semantico molto preciso, nonostante nessuno di noi tre sia un geometra.

Quali sono i vostri riferimenti comuni a livello musicale? 

Sicuramente i cantautori italiani degli anni ’70 rappresentano un retroterra comune. Questo vale sia per i “padri nobili” della nostra canzone d’autore, sia per quei musicisti che ingiustamente non si posizionano nell’Olimpo della cantautorato italiano. Uno su tutti Ron, che – ci teniamo a sottolinearlo – è stato un riferimento molto forte nelle ultime cose che abbiamo scritto.

Perchè avete scritto Per tutte le madri?

Si tratta di un brano molto intimo che descrive degli scenari apparentemente differenti. Lo scopo, almeno tentato, era mettere a fuoco come il ventre materno – tanto quello di Maria, quanto quello della madre di un delinquente – resti inesorabilmente e dolorosamente connesso alla vita del proprio figlio.

Quali sono i temi che vi piace affrontare attraverso la musica?

Crediamo che un certo senso di inquietudine ci caratterizzi molto. Siamo tre persone piuttosto ordinarie, con una routine di vita definita. Eppure abbiamo sempre accettato con fatica che la vita potesse risolversi nelle miserabili soddisfazioni della quotidianità. Ora, se questo modo di pensare (e di agire) spesso rappresenta uno sprono nel migliorare, nella maggior parte dei casi porta con sé una significativa dose di frustrazione. Pensiamo che questo emerga molto chiaramente in ciò che scriviamo.

Come nascono le vostre sonorità: prima o dopo i testi? 

Di solito è qualcosa che si sviluppa contestualmente. C’è sempre una cellula testuale che si abbina ad un’altra cellula musicale. Da quel momento si apre un flusso che conduce al prodotto finale.

Cosa fate nella vita di tutti i giorni?

Io (Jacopo) sono un avvocato che si occupa di appalti pubblici. Lorenzo si occupa di digital marketing, mentre Francesco è un imprenditore. Come sia possibile che tre profili simili scrivano canzoni resta un mistero.

Descrivetevi con una frase presa dalle vostre canzoni. 

“La vita è un tutto sommato”, che era anche il titolo del nostro EP del 2014.

Leggi anche: Intervista a I Segreti: pop riflessivo per raccontare una generazione

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