“Vivo” di Laszlo De Simone: il mondo che scorre ma abbraccia

“Vivo” di Laszlo De Simone: il mondo che scorre ma abbraccia

Il cantautore Andrea Laszlo De Simone ci seduce con un regalo bellissimo: un’esperienza digitale accompagnata al suo nuovo brano “Vivo”, inno al mondo che ci culla e scorre inesorabile.

Il cantautore Andrea Laszlo De Simone ci seduce con un regalo bellissimo: un’esperienza digitale accompagnata al suo nuovo brano “Vivo”, inno al mondo che ci culla e scorre inesorabile.

Esterno, giorno

Domenica mattina di quasi-lockdown. Voglio consigliare a chi ci legge un’esperienza bellissima: (1) visitate vivo2021.tv, (2) aumentate il volume e (3) fatevi un giro nel mondo che scorre. Sembra un niente ma provate. Il risultato? “Di fronte all’infinità anche la nostra piccolezza può vantare un piccolissimo infinito”. 

L’esperienza digitale che accompagna l’uscita del pezzo “Vivo” del torinese Andrea Laszlo de Simone per 42records è tutto fuorché una strategia promozionale (o meglio, chiaramente lo è, ma la parola sarebbe troppo squallida per essere associata a un tale lavoro). Il sito web progettato appositamente per l’uscita del pezzo permette di collegarsi con diverse webcam sparse per il mondo, aprendo una sorta di finestra sulla vita che scorre. Vita in cui sostanzialmente non succede niente, eppure appare straordinaria

La possibilità di spostarsi da lidi tailandesi, al centro di Times Square; dall’estemo nord con orsi polari che si rotolano nella neve fino ad assistere, in una chiesa, ad un prete che celebra messa. E ancora, le calli di Venezia o ritrovarsi in trepidante attesa per un lancio nello spazio che no, non accadrà oggi. Le cose succedono, esattamente nel momento in cui noi, dalle nostre case, le spiamo accadere. Un effetto intrusivo, bellissimo e straniante, mentre siamo confortati dalla ballata di Laszlo De Simone che sembra provenire, lontana, da quei luoghi e chiude il cerchio dell’esperienza.

Interno, notte

Afferriamo così il senso del brano: le cose capitano, inesorabili. Ecco la grandezza dell’esperienza che hanno progettato Valerio Bulla e Giulio Liberati: nell’intimità dell’abitare domestico, non uno zapping simil-televisivo, ma una finestra sulla boutade che è il mondo imprevedibile. Insomma, “vivo, ma non ho scelta né un motivo”. 

Dopo un tempo che sceglierete essere consono a questo viaggio, ecco il vuoto, la vita “breve e stretta”, la casa. È sera e siete ancora, inesorabili anche voi qui, a casa. Che cosa resta? 

Se tutto ha funzionato, ne sarete usciti arricchiti, consapevoli, probabilmente arresi ma perché contenti nel senso di ‘accontentati’ dell’esistere stesso. Sono poche le esperienze esperibili da casa e per cui sentirsi realmente accresciuti: “vivo” di Andrea Laszlo De Simone è sicuramente tra queste. 

Mi sembra che finalmente si parli di sentimenti – quelli alti – nel modo più interessante possibile. Non solo con la musica ma anche con le immagini, la vista, il senso dei luoghi e dell’invito al viaggio. E, vista la rarità con cui questo succede, mi piace. “Mi piacciono le storie d’amore, le poesie d’amore, le canzoni d’amore, mi piacciono le filosofie che parlano d’amore, mi piacciono le religioni che parlano dell’amore, quello vero, quello che si fa tra ragazzi e ragazze… e mi pare che bisognerebbe ritrovare un posto speciale nella vita di oggi per fare l’amore, per l’amore” raccontava Ettore Sottsass Jr., su Domus . E “vivo” di Andrea Laszlo De Simone ci permette di salvarci proprio “con l’amore o la pigrizia, con l’ozio, il silenzio e la meditazione più che con la storia distruttiva e velenosa del benessere”. 

Vi conviene, Cogliere il tempo che rimane, Prima che smetta di bruciare, Dentro al tuo cuore, Anche il più piccolo ideale, Che sta tremando di terrore.

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